Pubblicazione sentenze: privacy a rischio, anonimizzazione e protezione dei dati personali


Con la pubblicazione delle sentenze online si propongono delle problematiche di difficile soluzione per tutelare la privacy dei soggetti interessati, ecco come funziona l'anonimizzazione delle sentenze

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In questi ultimi anni si sente nominare sempre più spesso il Garante della Privacy e in buona parte questo è dovuto al fatto che la digitalizzazione ha aperto sì nuove frontiere, e ha per molti versi semplificato vita e lavoro, ma per altri ha aperto dei sentieri irti di spine gettando in pasto i nostri dati personali e, in parte, frammenti della nostra vita. Ti sarà capitato più di una volta di dover affrontare casi in cui la privacy è stata violata e di doverla tutelare a nome dei tuoi clienti. Oggi però con la pubblicazione delle sentenze si propongono delle problematiche di difficile soluzione per la natura stessa di queste.

Il caso Gonzales: il diritto all’oblio

pubblicazione sentenze anonimizzate

Siamo in un mondo sempre più “webbizzato”, sempre più social e ben oltre il 2.0. Oggi qualsiasi cosa accada viene postata sui social, dall’unghia spezzata del gatto del vicino al gossip più triste delle starlette del momento. Eppure non sempre è indicato rovesciare tutta la propria vita sul web. Ci sono dei casi in cui, però, non siamo noi a mettere i dati che ci riguardano sul web.

Il caso di Mario Costeja Gonzales, cittadino spagnolo, è emblematico. La sua storia è una delle tante che accadono anche nel nostro Paese e come avvocato ne hai sicuramente sentito parlare. Mario Gonzales aveva attraversato un periodo di difficoltà economiche, motivo per il quale la sua casa era stata messa all’asta alla fine degli anni 90. Questa notizia era stata pubblicata sul web, come da prassi. Dopo diversi anni però Mario Gonzales ha ritenuto che la notizia non fosse più di rilievo e ha richiesto che venisse rimossa da Google in quanto violava la sua privacy. Ebbene, la sentenza emessa dalla Cassazione era in suo totale favore.

I giudici della Corte Europea, infatti, in quella circostanza, avevano stabilito che tali dati, appunto ormai non più rilevanti, erano lesivi per la privacy dell’uomo che ormai aveva anche risolto i suoi problemi economici. Per capire la rilevanza della cosa, basti pensare che nella sola Spagna ci sono stati circa 180 casi simili a quello del sig. Gonzales. Importante dunque il giudizio della Corte Europea che sembra voler favorire la protezione della privacy dei suoi cittadini. In base a quella sentenza, quindi, ogni contenuto che influisce sulla privacy e che non è più rilevante deve essere deindicizzato se l’interessato lo richiede. Ovviamente Google ha interpretato questa sentenza come censura, ma dalle nostre parti cosa accade? Sarà giusto tutelare la privacy o il diritto d’informazione?

Pubblicazione sentenze, come ci si regola in Italia?

Partiamo da un assunto: i provvedimenti giurisdizionali, quindi i decreti che vengono emessi da Tribunali e corti, le ordinanze, e le sentenze, sono documenti pubblici. Questi, infatti, sono emessi in nome del popolo italiano, soprattutto per quanto concerne le sentenze, e in linea generale sono la massima espressione del potere giudiziario di uno Stato di diritto e democratico. In base a questo assunto, nell’ottica della trasparenza, proprio per consentire ai cittadini di controllare l’operato del sistema giudiziario, questo tipo di documentazione viene resa pubblica.

Qui però ci troviamo davanti a un grosso problema. Infatti in questi documenti sovente si trovano dati personali, vengono raccontate vicende private anche molto delicate, come per esempio storie di violenze sessuali, o casi di separazione per tradimenti, o ricorsi al Giudice di Pace o anche al Tar che hanno per protagonisti anche dei minori. Sia che si tratti di cause civili che di cause penali, molto spesso ci si trova davanti a casi che non sono semplici da gestire se si vuole mantenere il livello di pubblicità adeguato ma al contempo tutelare la riservatezza di dati molto delicati.

Sentenze 2.0, tutto si complica

Con l’avvento del web le cose si complicano ulteriormente. Infatti, se fino a qualche anno fa le sentenze e i documenti citati in precedenza venivano affissi una volta conclusa la procedura giudiziaria, oggi vengono pubblicati in rete e sono dunque esposti non più solo a un numero – tutto sommato – ristretto di persone, ma bensì a una platea ben più vasta. E qui si entra in un circolo vizioso dal quale sembra complesso uscire.

Tutelare la privacy o il diritto d’informazione? Stando a una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 10510/2016 del 20/05/2016, una persona fisica ha diritto a non vedere pubblicati i propri dati personali nei provvedimenti giudiziari, e questa sentenza è in perfetto accordo con la Corte Europea.

La condanna della Corte dei Conti

Abbiamo un altro fatto. Un cittadino italiano, promosso in giudizio davanti alla Corte dei Conti per la Regione Sicilia nella Sezione giurisdizionale di Palermo, in seguito a giudizio ha visto pubblicare la sentenza dove si potevano chiaramente leggere i dati personali del ricorrente e i dati sensibili in quanto riguardanti la sua salute e le sue invalidità. L’interessato ha così chiesto al Tribunale di Palermo la condanna, per illegittima divulgazione di dati sensibili, della Corte dei Conti o della Presidenza del Consiglio dei Ministri, richiedendo inoltre il risarcimento dei danni.

La sentenza del Tribunale di Palermo per il cittadino palermitano non era stata favorevole, in quanto l’uomo non aveva richiesto la preclusione della pubblicazione dei propri dati personali. Secondo il D.Lgs. 196/2003, infatti, “l'interessato può chiedere per motivi legittimi, con richiesta depositata nella cancelleria o segreteria dell'ufficio che procede prima che sia definito il relativo grado di giudizio, che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull'originale della sentenza o del provvedimento, un'annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'indicazione delle generalità e di altri dati identificativi del medesimo interessato riportati sulla sentenza o provvedimento.” La Cassazione, invece, ha fatto prevalere la norma del codice della Privacy, l’art. 22 che al comma 8 dispone che “I dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi”. Ma in questo caso, appunto, si trattava di dati sensibili, non solo personali.

Il nuovo servizio online SentenzeWeb

Come abbiamo visto, quindi, sebbene tra le sentenze di Cassazione vi sia questa citata che da ragione a chi vuole proteggere la propria privacy, vi sono circostanze in cui i dati dell’interessato non vengono sottoposti all’anonimizzazione della sentenza e vengono, pertanto, pubblicati sul web. Tu saprai sicuramente che sul portale SentenzeWeb è possibile fare liberamente delle ricerche inerenti le sentenze della Corte di Cassazione. In questo portale si possono ricercare e scaricare liberamente tutte le sentenze emanate dai Giudici di legittimità. Tali sentenze vengono pubblicate integralmente sul sito, con nomi e cognomi. Sono ben 160 mila le sentenze scaricate fino a oggi per quanto riguarda le cause civili.

Per fare un esempio, è sufficiente digitare HIV sul portale per accedere a tutte le sentenze nelle quali sono coinvolti soggetti che hanno chiesto un risarcimento per danni per aver contratto la malattia.

In sunto quindi cosa accade?

Una nuova regolamentazione, oggi, impone l’anonimizzazione di tutte le sentenze, e solo quelle emesse dopo il primo gennaio del 2016. A questo punto forse ti interesserà sapere come vengono anonimizzate le sentenze. Ebbene, se esistono software per avvocati, come per esempio il gestionale LEGALDESK, che aiutano l’avvocato a gestire il suo lavoro con pec,agenda, e la possibilità di importare dal PolisWeb, come puoi pensare che ci sia un povero amanuense che cancella con il suo bel mouse tutti i nomi e i dati personali dei soggetti coinvolti nelle sentenze pubblicate?

Ovviamente non c’è, c’è invece un software OCR, ovvero un programma in grado di effettuare il riconoscimento ottico dei caratteri. Grazie a questo software si possono anonimizzare i documenti, incluse le sentenze, in modo da rendere fruibili ai non autorizzati solo dei dati. Le sentenze invece restano interamente accessibili per avvocati, giudici ecc.

Bene, adesso sai che in quanto avvocato puoi accedere a diverse informazioni che ti possono essere utili nel tuo lavoro, inoltre hai capito che puoi rendere la tua vita, ma soprattutto il tuo lavoro, molto più semplice.

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