I messaggi di WhatsApp hanno valore legale?


I messaggi di WhatsApp hanno valore legale? Le conversazioni intrattenute con Whatsapp e non cancellate, restano nella memoria dello smartphone e fanno prova contro chi le ha scritte

Tempo di lettura: 3 minuti



Le conversazioni intrattenute con Whatsapp e non cancellate, restano nella memoria dello smartphone e fanno prova contro chi le ha scritte.

Ma se è vero che ora anche le conversazioni orali possono essere facilmente registrate di nascosto con uno smartphone e, se non contestate, possono inchiodare l’avversario, anche gli scritti via etere possono ugualmente fornire una valida prova in un processo.

A dirlo sono gli stessi giudici che accordano valore alle conversazioni via chat e, in particolare, via WhatsApp. Quindi attenzione ai messaggi whatsapp che si scrivono sul telefonino perché «potranno essere usati contro di te».

Ma in che modo è possibile acquisire in maniera corretta una conversazione WhatsApp come prova in un processo penale? Negli ultimi tempi, nella valutazione delle strategie difensive la domanda è sempre più diffusa, visto che ormai quasi tutti fanno uso di tale applicazione.

I messaggi di WhatsApp come prova legale: la Sentenza n. 49016/2017

pubblicazioni foto facebook

La Corte di cassazione, con tale sentenza, ha dato una risposta: per l'utilizzabilità della chat è indispensabile l'acquisizione del supporto telematico o figurativo.

Per i giudici, è vero che la registrazione di tali conversazioni da parte degli interlocutori rappresenta la memorizzazione di un fatto storico, del quale è possibile disporre a fini probatori: si tratta infatti di una prova documentale legittimata dall'articolo 234 del codice di procedura penale, il quale contempla la possibilità di acquisire in giudizio anche documenti che rappresentano fatti, persone o cose attraverso la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.

Tuttavia, è anche vero che la trascrizione ha una funzione di mera riproduzione del contenuto della principale prova documentale, con la conseguenza che la sua utilizzabilità richiede necessariamente l'acquisizione del supporto che la contiene. Solo in tal modo (e quindi esaminando direttamente il supporto) è infatti possibile controllare l'affidabilità della prova, ovverosia la paternità delle registrazioni e l'attendibilità di quanto esse documentano.

Il caso e la prova dei messaggi tramite WhatsApp

Nel caso di specie, il giudice del merito, in assenza del supporto, aveva deciso di non acquisire in giudizio la trascrizione della chat WhatsApp intercorsa tra l'imputato del reato di stalking e la parte offesa, che la difesa dell'imputato voleva versare agli atti del processo per provare l'inattendibilità della persona offesa.

Per la Cassazione, tale decisione è ineccepibile: la conversazione non può fare il suo ingresso nel giudizio.

Tribunale di Catania, ordinanza del 27.06.2017

Con l'ordinanza del 27 giugno 2017 il Tribunale di Catania ha ritenuto legittimo, sotto il profilo della sussistenza della forma scritta e della validità della sua comunicazione, il licenziamento intimato a mezzo "whatsapp”.

Il Tribunale del Lavoro di Catania ha stabilito che un dipendente può essere lasciato a casa anche tramite social network, ritenendo che il licenziamento "intimato su WhatsApp" assolva agli oneri di forma che ogni interruzione di rapporto di lavoro deve rispettare.

Una decisione segno dei tempi e probabilmente destinata a fare discutere, quella del giudice che ha rigettato il ricorso presentato una dipendente di un'agenzia di viaggi catanese, trentenne, che dopo un anno e mezzo di rapporto subordinato si è vista comparire la decisione dell'azienda sulla chat del famoso servizio di messaggistica di casa Facebook.

Il giudice del lavoro ritiene però che non vi sia nulla da obiettare, perché "la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca, come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte". E nel rigettare la richiesta di ricorso della trentenne, ha fatto leva su una posizione della Cassazione che tempo addietro aveva chiarito che per licenziare non è necessario "per il datore di lavoro" adoperare "formule sacramentali", visto che la "la volontà di licenziare" può essere "comunicata al lavoratore anche in forma indiretta, purché chiara".

Tribunale di Ravenna, sentenza n. 231/2017

whatsapp prova legale

Il Tribunale di Ravenna,con la sentenza numero 231/2017, ha condannato una donna alla restituzione del denaro che l’ex amante le aveva prestato per acquistare un’auto basandosi sul contenuto di conversazioni intrattenute su whatsapp. Nei messaggi, infatti, la donna si era impegnata a restituire le somme esborsate dall’uomo (ex amante), versando rate mensili da 200 euro e offrendo servizi di pulizia domestica.
I giudici di prime cure hanno ritenuto, dal tenore delle chat, di escludere che tale denaro, usato per l’acquisto del veicolo, fosse corrisposto a titolo di liberalità. Più volte, difatti, la Cassazione (cfr. Cass.pen. n.59452/15; Cass.n.5510/17) ha ribadito che gli sms possono costituire un’utile fonte di prova in giudizio.

In definitiva, alla luce di questi orientamenti giurisprudenziali, attenzione a quello che si scrive su WhatsApp, perché le chat restano in memoria e come anche le registrazioni di conversazioni, fanno piena prova davanti al giudice.

In una eventuale causa non ci sarà neanche bisogno di “sequestrare” lo smartphone che potrà semplicemente essere sottoposto a una perizia di un tecnico nominato dal giudice affinché valuti che il testo non abbia alterazioni. E a tutto voler concedere è sempre possibile, in caso di reati tramite messaggistica, sporgere denuncia mostrando ai carabinieri il display del telefonino. La loro asseverazione funge da piena prova perché a confermarlo è un pubblico ufficiale. Diversamente, se si volesse resettare il telefono, cancellare il messaggio o anche se si ha solo il timore di perdere l’apparecchio si potrebbe andare da un notaio che, dopo aver stampato lo screenshot con la schermata della conversazione, potrebbe attestare che si tratta di un documento conforme all’originale a lui esibito.

Scopri nel video come gestire al meglio il tuo studio legale


La registrazione è stata effettuata, a breve verrà verificata dallo staff.

Riceverai l'email di accesso da cui potrai scaricare LEGALDESK.

Ora verrai rediretto alla home page.