L'importante è che se ne parli... o no?


Quante volte hai sentito dire bene o male, l’importante è che se ne parli? Ma funziona ancora?

Tempo di lettura: 3 minuti



Quante volte hai sentito dire “bene o male, ’importante è che se ne parli”?

Sicuramente fino a una decina di anni fa in fin dei conti era vero che l’importante era parlare di qualcosa o qualcuno, nel bene o nel male, ma adesso nell’era di internet e dei social media sei sicuro che sia lo stesso?

Se ci stai ancora pensando ti dò una mano con la risposta: NO, non è affatto lo stesso e te lo dimostro con 3 motivazioni:

Far parlare di sé: capacità di diffusione

Avvocato mediatore

Ricordi ancora quando si aspettava la mattina che i giornali uscissero per venire a conoscenza delle notizie successe 24 ore prima?

Beh oggi la situazione si è invertita e manca poco per avere addirittura informazioni prima che gli stessi fatti si verifichino. Se una decina di anni fa un’azienda commetteva un grosso errore, magari una figuraccia durante una conferenza stampa, oppure litigi con i clienti, truffe, ecc, in realtà l’effetto che ne subiva era molto attenuato dalla capacità di diffusione di quei fatti al grande pubblico.

Prima potevi leggere su qualche giornale regionale la notizia in anticipo, grazie alla soffiata del giornalista, oppure avere qualche problema sindacale se la notizia riguardava le condizioni di lavoro. Ma le persone, raggiunte da quella notizia, nel bene e nel male erano davvero poche, al di là degli addetti ai lavori e qualche curioso, dopo poco tutto si dissolveva magicamente. Adesso immagina la situazione ai giorni nostri, l’azienda incriminata, nel bene o nel male, non avrebbe potuto controllare la diffusione della notizia perché entro 1 ora dall’accaduto, se non addirittura mentre il fatto accadeva, si sarebbe ritrovata centinaia di post sui social media, video su youtube, migliaia di condivisioni e milioni di persone raggiunte in pochi minuti. Lascio trarre le conclusioni a te.

La gente mormora: l'effetto distorsione

Quando i social media non erano alla base della vita sociale come lo sono oggi, leggevi le notizie sui giornali oppure le guardavi in tv e magari i giornalisti applicavano alla notizia originale una loro chiave di lettura, influenzata da mille fattori, che alla fine distorceva poco o tanto il fatto per come era accaduto in origine.

Magari le aziende potevano bilanciare la distorsione con qualche conferenza stampa chiarificatrice e poi, nell’opinione pubblica in funzione del dubbio instillato, si sarebbe poi perso l’effetto della distorsione e l’azienda non avrebbe subito conseguenze. Questo è andato avanti fino a qualche anno fa, adesso non è più possibile rimediare con una bella conferenza stampa o con una diretta Facebook. Oggi le notizie vengono distorte con la stessa velocità con la quale vengono create e condivise con milioni di persone in poche ore, ogni condivisione aggiunge qualcosa alla distorsione e pensare di poter combattere tutto ciò con le stesse armi e quindi andando sui social e smentendo tutto non porterà gli stessi benefici di un tempo.

Perché nonostante l’azienda possa anche essere vittima di un raggiro confezionato ad arte, non avrà mai la possibilità di raggiungere tutte le persone che direttamente o indirettamente sono state coinvolte dalla notizia.

La rete non dimentica

Il risultato della diffusione e della distorsione genera un altro effetto collaterale che sigilla nel tempo il fatto:

  • la rete non dimentica

La rete (internet) non ha problemi di archiviazione e di ricerca e quindi una volta che il tuo nome è finito online con dinamiche tipo “pubblicità incriminata della Motta con l’asteroide”, da quel momento potranno passare anni ma appena il nome Motta tornerà sulla rete per qualsiasi motivo, immediatamente spunteranno nuovamente i fatti degli anni passati, anche se non sono in alcun modo collegati.

Questo in alcune aziende è uno strumento di marketing attentamente studiato per portare un po’ di caos iniziale, ma alla fine dei conti porta anche molta visibilità e ritorni.

Però parliamo davvero di pochi casi fortuiti ed isolati che hanno comunque a disposizione ingenti budget pubblicitari e scelgono di barattarne parte in favore del rischio di far parlare di se in positivo/negativo e vedere se alla fine della corsa i prodotti che hanno sul mercato avranno subito un aumento o una diminuzione nelle vendite.

Non puoi permetterti di rischiare

Ma tu che sei un professionista, un avvocato, non puoi permetterti di correre questi rischi, ecco perché è necessario che ogni occasione che potenzialmente può essere condivisa da qualcuno, anche in mala fede, deve essere da te gestita nel rispetto di ogni canone comunicativo che non lasci spazio ad eventuali interpretazioni soggettive.

So bene quanto sia difficile guadagnarsi la fiducia dei nostri clienti, ecco perché ogni giorno il nostro impegno è anche quello di fornirti informazioni e strumenti per gestire la tua professione nell’era digitale, oltre a fornirti l’unico strumento di cui hai bisogno, un gestionale semplice, integrato e che funziona sul serio!

Inizia a lavorare in maniera più efficace ed efficiente.

Scopri nel video come gestire al meglio il tuo studio legale


La registrazione è stata effettuata, a breve verrà verificata dallo staff.

Riceverai l'email di accesso da cui potrai scaricare LEGALDESK.

Ora verrai rediretto alla home page.