Quanto sono digitali gli avvocati in Italia?


Gli Avvocati sono pronti a tenere il passo della giustizia digitale?

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Il PCT, processo civile telematico, da qualche anno è ormai diventato uno strumento indispensabile per l’esercizio della professione forense. Il deposito degli atti, delle memorie, delle comparse e delle istanze deve essere fatto in modalità telematiche, residuando spazi per il deposito cartaceo limitatamente per i soli atti introduttivi e per le mere copie di cortesia. Anche le notifiche cartacee stanno ormai lasciando il campo alle sempre più diffuse notifiche digitali. Gli avvocati devono adeguarsi a tale digitalizzazione di tutte le fasi e componenti del processo civile.

In virtù di tale digitalizzazione del processo civile, gli avvocati hanno l’obbligo di dotarsi di tutti gli strumenti necessari per poter utilizzare correttamente il PCT in tutte le sue funzioni e componenti. Tale obbligo di digitalizzazione per gli avvocati è stato affermato in via perentoria ed imperativa con l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 22320 del 25 settembre 2017.

L’istituzione del PCT e delle notifiche digitali comporta l’obbligo per tutti gli avvocati di adeguarsi al processo di digitalizzazione, senza eccezione alcuna, senza possibilità per gli stessi di sottrarsi a tale evoluzione informatica e senza possibilità di invocare l’incapacità di utilizzare tali strumenti né tanto meno l’indisponibilità degli strumenti informatici necessari per il suo pieno funzionamento.

Ma gli Avvocati sono pronti a tenere il passo della giustizia digitale?

avvocato digitale

Dalla Ricerca dell’Osservatorio ICT & Professionisti sono risultati cinque elementi particolarmente utili a comprendere il contesto degli Studi di Avvocati.

1) Dimensioni dello studio legale

Il primo elemento riguarda la dimensione degli Studi, mediamente di piccola dimensione: il 90% non supera, infatti, i 200 mila euro di fatturato, con il 63% che arriva al massimo a 50 mila euro; il 90%, inoltre, ha un solo Professionista e solo il 23% degli Studi dichiara di avere dei dipendenti e/o praticanti. E' chiaro che Studi di così piccola dimensione subiscono maggiormente la riduzione di redditività evidenziata precedentemente.

2) Organizzazione interna dello studio

Il secondo elemento riguarda l’organizzazione interna dello Studio Legale, mediamente è dedicato solo il 42% del tempo lavorativo dello Studio alla gestione delle attività che generano i ricavi. Il resto del tempo è suddiviso tra il 41% assorbito dalle attività amministrative e il 17% dedicato alle attività di supporto (formazione e ICT).

A far riflettere è, però, la sostanziale equivalenza tra il tempo dedicato alle attività di business e quello per le attività amministrative.

Ovviamente anche lo Studio più efficiente non può azzerare il tempo dedicato all’amministrazione, tuttavia tali percentuali potrebbero essere ampiamente diminuite grazie anche alle tecnologie. Pensiamo, per esempio, a quelle che consentono di avere archivi digitali velocemente consultabili e aggiornati o che permettono di controllare l’andamento economico dello Studio in modo immediato e intuitivo.

3) Gestione del tempo

Un terzo elemento evidenziato dalla Ricerca è la quasi totale assenza di controllo sul tempo impiegato dal personale per le singole attività o i singoli Clienti.

Solo il 9% degli Avvocati tiene sotto controllo il tempo lavorativo con strumenti più o meno sofisticati.

4) Nuovi servizi per allargare il business

Il quarto elemento critico emerso dalla Ricerca riguarda la scarsa propensione degli Avvocati ad allargare il proprio business, introducendo nuovi servizi.

Rispetto alle altre categorie Professionali gli Avvocati sono particolarmente avversi a introdurre nella loro offerta, servizi complementari o correlati alla loro attività tradizionale. Coloro che si dimostrano interessati ad ampliare la propria offerta e coloro che l’hanno già ampliata, inserendo servizi come la formazione tecnica (privacy, sicurezza, ecc.), la consulenza su Startup, la formazione manageriale o la selezione del personale, rappresentano il 30% degli Studi.

Oltre a essere restii all’introduzione di nuovi servizi direttamente erogati dallo Studio, gli Avvocati si dimostrano poco propensi anche a sviluppare partnership con altri soggetti: solo il 10% oggi offre servizi ricorrendo ad altri soggetti o segnalano opportunità di lavoro, ricavandone in cambio un compenso, mentre il 24% sarebbe interessato a intraprendere tale modalità di business.

La motivazione principale – nel 46% dei casi – che spinge gli Avvocati a non ricercare “partnership” nell’erogazione di servizi risiede nel desiderio di avere “tutto sotto controllo”.

5) Diffusione delle nuove tecnologie

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Quinto e ultimo elemento da considerare nella fotografia degli Studi Legali è la diffusione delle nuove tecnologie. La ricerca ha evidenziato che soprattutto gli Avvocati – paragonandoli con le altre Professioni oggetto dell’analisi – utilizzano ancora in modo marginale le tecnologie informatiche.

Gli strumenti ampiamente diffusi in questa categoria – mediamente utilizzati tra il 50% e il 70% da Avvocati – sono la firma digitale, obbligatoria per poter compiere molte delle normali attività di un avvocato, l’home banking e gli strumenti informatici per la consultazione di banche dati e la Gestione Elettronica Documentale.

Per tutti gli altri strumenti, sia per quelli utili a rendere più efficienti le attività più tipiche dell’Avvocato, sia per quelli utili in modo trasversale al business (come ad esempio il CRM per la gestione efficace della clientela o la Conservazione Sostitutiva dei documenti dello Studio), la diffusione non supera mediamente il 20%. Tali percentuali sono nettamente inferiori alle altre categorie analizzate dalla Ricerca.
Oltre alla scarsa diffusione di questi strumenti, anche la propensione all’acquisto di tali tecnologie nel prossimo biennio è molto limitata. Meno del 20% degli Avvocati intervistati hanno dichiarato l’intenzione di acquistare qualcuna di queste tecnologie nel prossimo biennio.

Conclusioni

Alla luce dei risultati esposti è possibile sintetizzare i motivi che spiegano la scarsa propensione degli Avvocati alle tecnologie informatiche anche in chiave prospettica:

  • le attività degli Avvocati hanno una componente ripetitiva inferiore rispetto ad altre Professioni;
  • le normative che obbligano gli Avvocati a utilizzare strumenti tecnologici innovativi sono più recenti rispetto a quelle che hanno coinvolto, per esempio, i Commercialisti e i Consulenti del Lavoro, per i quali è sufficiente pensare al numero di anni da cui sono obbligatori gli invii telematici indirizzati all’Agenzia delle Entrate e all’INPS;
  • il principale interlocutore degli Avvocati è la “Giustizia”, tra le ultime branche della Pubblica Amministrazione a implementare un progetto di digitalizzazione documentale (si pensi, ad esempio, al Processo Civile Telematico, che solo dal 30 Giugno 2014 è entrato a pieno regime).

Tutto ciò non implica che la categoria degli Avvocati abbia meno necessità di altre in ambito informatico-digitale, ma, semplicemente, che tale esigenza si è manifestata più tardi e che, culturalmente, questi Professionisti hanno un grado di alfabetizzazione informatica inferiore rispetto alla media delle altre Professioni.

Se, però, la media esprime queste tendenze, tuttavia non si può negare l’esistenza di Studi di Avvocati – appartenenti al gruppo delle “avanguardie” tecnologiche, che valgono circa il 10% del campione – che utilizzano abitualmente le ICT e che sono in grado di percepire il valore generato dalle tecnologie, sia in chiave di maggiore efficienza, sia in chiave di difesa dei margini o di crescita della redditività in genere.

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