Privacy Facebook, sospese 200 app per violazioni


Stando a quanto riportato dal settimanale di divulgazione scientifica New Scientist, Facebook avrebbe permesso anche ad altre applicazioni di utilizzare i dati di oltre tre milioni di utenti

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Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, l’azienda di Zuckerberg, è sempre più sotto l’occhio del mirino: l’attenzione è tutta rivolta alla sua politica privacy e alla gestione che la società del social network più famoso del mondo, fa dei dati personali dei milioni di utenti iscritti.

È orami noto che, lo scorso 18 marzo, è stata pubblicata (sul Guardian e il New York Times) un’inchiesta volta a dimostrare l’uso scorretto dei dati prelevati da Facebook, da parte di un’azienda terza che si occupa di consulenza e marketing online: Cambridge Analytica – società specializzata nel raccogliere dai social network un’enorme quantità di dati sui loro utenti, effettuando un’analisi “psicometrica” degli utenti stessi - che avrebbe utilizzato, sembrerebbe in maniera illecita, i dati di oltre 50 milioni di elettori americani, profilandone psicologia e comportamento in base alle attività da loro svolte sul famoso social network.

Ebbene, stando a quanto riportato dal settimanale di divulgazione scientifica New Scientist, Facebook avrebbe permesso anche ad un’altra applicazione (per ben quattro anni) di utilizzare i dati di oltre tre milioni di utenti.

Privacy Facebook: nuova app stessi problemi

Privacy Facebook: nuova app stessi problemi

L’app, oggetto della nuova inchiesta, si chiama MyPersonality, e anche in questo caso si tratta sempre di un quiz della personalità sviluppato da alcuni docenti della Cambridge University, David Stillwell e Michal Kosinski.

Anche in questo caso, attraverso questi quiz propinati agli utenti, l’app avrebbe raccolto informazioni sensibili dei fruitori del social che l’hanno utilizzata (riguardanti l’età, il sesso, la localizzazione, i mi piace e i commenti in bacheca), per poi divulgarli, mettendoli a disposizione di terzi non autorizzati.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano, circa sei milioni di persone hanno fatto il test e circa 3.1 milione ha anche acconsentito a condividere i dati raccolti con gli sviluppatori.

Tuttavia la falla si è presentata quando, uno studente ha ben pensato di pubblicare le credenziali che servivano per visionare queste informazioni su GitHub (una piattaforma open source per lo sviluppo di programmi informatici), rendendole, quindi, facilmente accessibili per chiunque.

Il Governo britannico ha subito iniziato un’indagine; e Facebook, il 7 aprile scorso, ha sospeso l’app (infatti, Facebook vieta ai proprietari di app di condividere con società terze i dati che raccolgono sugli utenti, pena la sospensione dell’account).

A buttare fango su Facebook, però, ci pena uno degli sviluppatori dell’app, Stillwell, che nei giorni scorsi ha cancellato sia il proprio sito web che l’account Twitter, e contattato dal New Scientist, avrebbe dichiarato che effettivamente c'è stata una violazione della sicurezza, ma che Facebook era consapevole del progetto, avendo incontrato gli sviluppatori nel 2011.

Il momento era già critico per il social network, alle prese con una riorganizzazione del suo apparato sicurezza e intenta a fare ordine sulle applicazioni ad essa collegate: da marzo, sono circa 200 quelle che il social network ha sospeso perché potrebbero utilizzare in modo scorretto i nostri dati personali.

“c'è ancora molto lavoro da fare e ci vorrà del tempo, ma stiamo investendo molto affinché questa processo sia il più rapido e tempestivo possibile”.

Ime Archibong, vice presidente delle partnership di prodotto

Questa è solo una dei risultati annunciati da Mark Zuckerberg lo scorso 21 marzo, dopo lo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica.

Anche in qui c’era un’app chiamata “This is your digital life” (letteralmente “questa è la tua vita digitale”), che permetteva agli utenti di ottenere profili psicologici e di previsione del proprio comportamento, basandosi sulle attività svolte online. Per utilizzare l’app gli utenti dovevano collegarsi utilizzando il Facebook Login e ogni volta che si autorizzava l’accesso, si accettava che il sito o l’applicazione al quale ci si stava registrando, potesse accedere a tutta una serie di dati personali (nome, cognome, indirizzo mail, sesso, età).

Il sistema, a metà tra il lecito e l’illecito, permise di raccogliere e memorizzare le informazioni relative ad oltre 50 milioni di utenti del social di Zuckerberg, che poivennero condivisi, dagli sviluppatori dell’app con Cambridge Analytica, violando i termini d’uso di Facebook.

LEGGI ANCHE: Cambridge Analytica: il Garante Privacy incontra Facebook

Facebook privacy: 87 milioni i profili coinvolti

Lo stesso Zuckerberg ha addirittura alzato l’asticella, rilevando che sono stati 87 i milioni di profili coinvolti in tutto il mondo, fra cui 214mila italiani, perché sono stati raccolti i dati non solo di chi ha fatto il test, ma anche degli amici.

Con questa vicenda è stato sfrontato un duro colpo alla società di Facebook e al suo creatore: Zuckerberg è stato chiamato a testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti in due audizioni e anche l’Unione Europea ha chiesto di sentire il fondatore del social network, senza, per ora, ottenere risposta.

Molte le misure messe in campo, e che si stanno studiando, per fermare questa diga.

Una di queste è stata presentata durante F8, la conferenza annuale degli sviluppatori di Facebook, e si chiama Clear History: un servizio che permetterebbe agli utenti di verificare le informazioni riguardo alle app e ai siti web che hanno utilizzato attraverso il proprio account e di cancellarle.

A ciò si aggiunge un maggiore controllo sulle applicazioni Facebook, dai vertici dell’azienda infatti affermano che “abbiamo un grande team di esperti interni ed esterni all'opera per vagliare queste app il prima possibile. Al momento, ne abbiamo scrutinato migliaia e 200 sono state sospese, in attesa di una revisione ancora più accurata per capire se effettivamente abbiano o meno utilizzato male alcuni dati. Quando troveremo le prove, le banneremo e invieremo alle persone una notifica attraverso questo sito web".

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Privacy

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