L'impressionante potere del passaparola per gli studi legali esiste ancora?


Prima di internet e dei social network la concorrenza lasciava un ampio margine per chi desiderava esercitare la professione e vivere degnamente, ma attualmente ci si chiede: in un'Italia ove circa 240 mila avvocati sono iscritti all'albo, il vecchio passaparola è ancora efficace?

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Prima che la tecnologia e l'informatica assistessero alla nascita di social network e piattaforme professionali utili per promuovere il proprio lavoro, il miglior biglietto da visita per un avvocato rimaneva il ''passaparola''.

D'altronde la gavetta era lo step fondamentale per distinguersi dagli altri, per farsi la pelle (direbbe qualcuno) o magari la pubblicità.

La concorrenza lasciava un ampio margine di manovra per chi desiderava esercitare la professione e vivere degnamente, ma attualmente ci si chiede: in un'Italia ove circa 240 mila avvocati sono iscritti all'albo, il vecchio passaparola è ancora efficace?

Forse si, forse no, però potrebbe fare la differenza, in controtendenza con Facebook, Linkedin e blog. 

Avvocato e passaparola ai tempi della carta scritta

Avvocato e passaparola ai tempi della carta scritta

L'avvocato è un mestiere nobile, e lo è sempre stato fin da quando se ne conosca memoria.

Addirittura si stima che nel Sud Italia, prima ancora dell'Unità, la professione forense fosse quella più ambita, ma difficile da raggiungere per costi ed estrazione sociale.

Se la libera professione era tramandata di padre in figlio, la necessità di accedere ad una buona fetta di mercato era, pressoché, inesistente.

La letteratura è intrisa di personaggi, storici o meno, il cui mestiere di avvocato era alla stregua di un praticante: bastava saper parlare bene per far leva sulla credulità della gente, perché non era una questione di ignoranza, quanto piuttosto una differenziazione dei ruoli. 

Nessun biglietto da visita, profilo social o feedback sui blog. Il passaparola della gente comune (''quello è una cima d'uomo'', diceva Agnese di Azzecca-garbugli), il saper fare (secondo quello che si sentiva dire nella città) era meglio di qualsiasi strategia di marketing.

Anche i Malavoglia hanno a che fare con un avvocato, chiamato ad esprimere un parere su quell'affare dei lupini e su quello zio che pretendeva la casa, ma la triste fine del romanzo di Verga è nota a tutti.

Il passaparola poteva funzionare, quindi, in un periodo in cui esistevano barriere etico-sociali e differenze di classi, ma la sua efficacia poteva essere discutibile.

Un avvocato, per un uomo medio magari con un livello di istruzione basso, rappresentava più di una carica istituzionale.

Guai ad esprimere critiche e giudizi negativi, il principe del foro sa come fare e, soprattutto, come sfruttare la legge a proprio favore. Ragion per cui era facile supporre come il timore reverenziale potesse inficiare, in modo ostile, un semplice giudizio denotando come migliore anche il peggiore degli avvocati.

Manipolazione? Ignoranza? Difficile dirlo, fatto sta che oggi molte barriere sono state ampiamente superate e ci si chiede se il passaparola può davvero rappresentare l'arma vincente per gli studi legali.

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Clienti per avvocato: il passaparola e la soggettività del giudizio

Credere che il passaparola possa funzionare ancora oggi è più una scommessa che una supposizione: l'uomo medio è fornito di una cultura abbastanza ampia da abbracciare numerosi settori, anche quello legale nonostante non si possegga una laurea in giurisprudenza.

Come a dire, in caso di emergenza ci si improvvisa tutti medici. 

Prima di recarsi da un avvocato, il cliente cerca informazioni su internet, chiede pareri ad amici e parenti, insomma cerca di farsi un'infarinatura di quelli che potrebbero essere i retroscena di una causa legale.

Il cliente che si reca da un avvocato ha già in mente cosa vuole: vincere a tutti i costi, perché su quel blog, quel suo amico o per sentito dire, sa per certo di avere la vittoria in pugno. Salvo poi venire a scoprire che la legge non è unica ed ogni caso è a sé stante.

Le aspettative di un cliente sono elevate, ma una accomuna più o meno tutti, ossia farla franca spendendo il meno possibile.

Il cliente che si reca da un avvocato è come se si rivolgesse ad un mago, capace di risolvere la questione in breve tempo e a zero spese.

Peccato però che il giudice è super partes e non sempre statuisce in maniera univoca su cause apparentemente simili.

Addirittura può capitare di vincere la causa e di vedersi comunque attribuire l'obbligo di pagare metà delle spese giudiziali. Ma tutto ciò un cliente non può saperlo, perché va contro ogni buona aspettativa.

Ragion per cui una causa vinta, vinta a metà o persa fin dall'inizio comporta come tornaconto un giudizio personale che inficia positivamente o negativamente il passaparola.

Il cliente che perde in giudizio attribuisce quasi sempre la colpa all'avvocato, ed alla sua incapacità di trovare il cavillo giusto per avere la ragione nonostante il torto.

Poco importa spiegare che il giudice decide secondo il proprio libero convincimento e sulla base delle prove assunte, perché il cliente non vorrà sentirne ragione, men che meno se dovrà pagare.

In questo modo il passaparola sarà un parere il più delle volte negativo, che non rispecchia a pieno le capacità, le abilità e le competenze del professionista in questione. Se poi ci si mette la giovane età ed un'esperienza ancora agli albori, la carriera dell'avvocato parte male fin dall'inizio.

L'avvocato scaltro, quello che sa articolare una difesa, che promette mari e monti, è uno che ci sa fare, da consigliare a tutti coloro che necessitano di un aiuto. Ne siamo davvero sicuri?

Passaparola per l'avvocato ai tempi dei social

Passaparola per l'avvocato ai tempi dei social

Il tempo del chiacchiericcio da bar dello sport oggi è ampiamente sostituito dai commenti e dai feedback su internet.

Gli spazi a disposizione per far conoscere la professione sono molteplici, e variano dai blog alle piattaforme professionali, dai social network ai canali di ricerca online basati su geolocalizzazione e punteggio dei clienti.

Per giungere agli oramai obsoleti forum dove, ogni tanto, qualche legale fa la sua comparsa per offrire gratuitamente un contributo e farsi conoscere dagli utenti.

I commenti sono i più diversi e spesso compaiono sulla home page dello studio legale di riferimento: inutile sottolineare come in tal caso i commenti siano di parte, quindi tutti positivi.

Passaparola architettati? Potrebbe essere, poiché eventuali commenti negativi scritti sui social screditano immagine e professionalità di un avvocato.

Ergo sono passibili di denuncia per diffamazione, soprattutto se il professionista ha agito in buona fede, ma il cliente non si è reputato soddisfatto dall'esito della causa.

Le ragioni di fondo potrebbero essere le più disparate, e nella gran parte dei casi si troveranno su internet passaparola positivi, a volte veritieri, altre volte finti, ma sta nella bravura dell'utente capire fin dove la realtà sconfina con la finzione.

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Studi legali: il passaparola funziona ancora?

I social hanno, in parte, sostituito il passaparola, quello fornito da amici e parenti che consigliano il miglior avvocato in quanto hanno già ampiamente tastato l'efficacia delle sue competenze.

Ciò non toglie, però, che il chiacchiericcio tutt'ora esiste, perché appartiene alla libertà di manifestazione di un proprio pensiero, a maggior ragione se si tratta di uno scambio d'opinione.

Tra i vari argomenti oggetto del passaparola spicca sicuramente quello dell'affidabilità e della bravura del professionista:

  • se un avvocato riesce a vincere una causa, significa che possiede le giuste competenze per impostare un'arringa facendo leva sull'interpretazione della legge.
  • seguono poi la questione economica (leggasi parcelle).
  • la capacità dello studio legale di agire in tempo per evitare prescrizioni e mandare avanti la causa.
  • il depositare in tempo gli atti, nell'informare il cliente e nel saper gestire il tutto in un'ottica di ottimizzazione delle tempistiche.

Anche l'interazione fra cliente e professionista gioca un ruolo fondamentale: colui che riesce ad informare tempestivamente, utilizzando tutti i mezzi a propria disposizione, dimostra capacità trasversali ampie.

Un buon avvocato può essere colui che vince una causa, ma anche colui che sa consigliare adeguatamente, anticipa i retroscena del processo, invia con anticipo spese e parcelle, gestisce al meglio la parte amministrativo - burocratica.

Il lavoro di un legale non è relegato solo alla presenza presso un'aula giudiziaria, ma si estende anche alla gestione dello studio, delle pratiche ad esso delegate ed alla capacità di adeguarsi ai tempi che, attualmente, richiedono un'elevata efficienza in termini di digitalizzazione.

Avere sotto controllo l'agenda dei clienti attraverso l'uso di software garantisce migliori opportunità di interagire con il cliente senza perdite di tempo.

Allora: il passaparola è efficace per uno studio legale?

Si, se il cliente non basa la propria opinione solo sull'esito di un processo, ma si riferisce all'empatia del professionista, alla sua spiccata dote di fornire pareri legali chiari, obiettivi e secondo la legge.

Se poi il passaparola fosse unito all'utilizzo di piattaforme telematiche per dimostrare la capacità di lavoro e gli obiettivi raggiunti in termini di feedback positivi, allora è logico supporre come, ancora oggi, esso sia uno strumento indispensabile per chi vuole farsi conoscere, distinguersi dalla concorrenza.

Passaparola come strategia di marketing

Passaparola come strategia di marketing

Il passaparola è valido se esprime un parere obiettivo, veritiero e preciso, e non anche qualora fosse costruito magistralmente dagli esperti del linguaggio telematico.

È vero, la recensione negativa su un social mina la credibilità del professionista e può essere perseguita penalmente, ma il tutto deve essere bilanciato con il diritto del cliente di manifestare la propria opinione. Magari senza accuse infondate.

Il passaparola oltre i social è difficile da controllare, ma tutto ruota attorno alla consapevolezza di aver svolto con diligenza, e secondo la deontologia, il proprio lavoro.

Il chiacchiericcio, le male lingue spesso sono il frutto di frustrazione ed ignoranza, paragonabili alla stregua di uno sfogo.

L'avvocato possiede tutte le strumentazioni adeguate per far fronte ad un'offesa, ma deve agire professionalmente, solo qualora sa di essere stato leale e di aver seguito la legge. Insomma, quando si trova nel giusto.

Per migliorare il proprio lavoro, e soddisfare quel cliente anche in presenza di una sentenza sfavorevole, bisogna impostare una strategia lavorativa orientata all'efficienza dell'attività. In altri termini è necessario dimostrare di essere in grado di assecondare ogni tipo di esigenza.

Il cliente di oggi è social, vive con un telefono in mano e studia le notizie che passano nella rete, ed è su questo che un legale deve far fede.

Alcuni software consentono di gestire in maniera ottimale il portafoglio clienti, associando a ciascuno di essi la relativa pratica e le scadenze in termini di parcella, spese giudiziali e contabilità.

Anche i messaggi si inviano tramite web, perché assicurano immediatezza nella ricezione e maggiore possibilità di essere visualizzati dai clienti.

L'agenda digitale consente di monitorare gli appuntamenti, di garantire reperibilità anche a coloro che chiedono una certa flessibilità, perché è questo il ruolo dell'avvocato: affiancare chi ne ha bisogno.

Avvocato: come favorire il passaparola nei social

Sicuramente promuovendo il proprio lavoro sulle principali piattaforme telematiche, cercando di scegliere quella che meglio esprime professionalità.

Anche l'apertura di un blog può essere una strategia giusta, magari se utilizzato più come diario, come luogo in cui l'utente può trovare consigli ed informazioni sintetiche.

Alcuni professionisti hanno trasformato il blog in una vera e propria testata giornalistica (con la disciplina che ne segue) e sono tutt'ora un punto di riferimento importantissimo per l'utente.

Le perle di saggezza legali sono mirate, spiegano una situazione reale, ma sono impostate in maniera tale che l'utente venga invogliato a chiedere una consulenza, a contattare il professionista.

Uno spazio per i commenti serve a offrire spunti per la trattazione di ulteriori argomenti, e nella maggior parte delle opinioni è possibile notare come molti clienti siano insoddisfatti dalle esperienze precedenti con altri legali e cercano qualcuno che sia competente e leale.

Ed è da questo feedback negativo, da questa passata esperienza che l'avvocato può trarne giovamento, dimostrando quella innata capacità di essere professionale, in grado di fornire informazioni utili.

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Categoria

Marketing avvocato

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