Internet delle cose: per il Garante gli utenti sono poco tutelati


Su oltre trecento dispositivi elettronici connessi a Internet, come orologi e braccialetti intelligenti, più del 60% non ha superato l'esame dei Garanti della privacy di 26 Paesi sulla tutela dei dati

Tempo di lettura: 7 minuti



La nostra epoca è sicuramente contraddistinta dal fenomeno iper-connessione.

Tutti gli oggetti che ci circondano sono dotati di dispositivi elettronici che li rendono capaci di connettersi alla rete.

Tutto questo potrebbe trasformarsi in un pericolo per la nostra privacy.

Internet delle cose: pericolo per la privacy

Internet delle cose: pericolo per la privacy

Il termine Internet of Things (IoT), Internet delle cose, è l’espressione utilizzata per definire la rete delle apparecchiature e dei dispositivi, diversi dai computer, connessi a Internet. 

Possono essere sensori per il fitness, automobili, radio, impianti di climatizzazione, ma anche elettrodomestici, lampadine, telecamere, pezzi d’arredamento, container per il trasporto delle merci.

Insomma qualunque dispositivo elettronico equipaggiato con un software che gli permetta di scambiare dati con altri oggetti connessi.

L'Internet delle cose costituisce un’evoluzione dell'uso della Rete: gli oggetti (le cose) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. In tal modo, tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.

I principali problemi legati all'Internet of Things, soprattutto per i comuni utenti, riguarda la tutela della privacy e la sicurezza nel corretto utilizzo dei dati.

Vivere in un mondo di sensori, misuratori e oggetti di uso quotidiano in grado di raccogliere e scambiare informazioni su come vengono utilizzati, sulle nostre abitudini e, in generale, su tutto ciò che riguarda il nostro vivere quotidiano, ci espone al rischio di perdere il controllo di ciò che comunichiamo sulla Rete.

Manca un quadro normativo che stabilisca con chiarezza la titolarità delle informazioni raccolte dalle "things" e trasmesse sulla "Internet" e i diritti e i doveri di tutte le parte coinvolte.

LEGGI ANCHE: La nuova era dell'Internet of Things (IoT) per gli avvocati

Internet delle cose: quadro evolutivo

Internet delle cose: quadro evolutivo

L’obiettivo delle nuove tecnologie è quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini, ma nel rispetto della sicurezza e della privacy. Qualsiasi problematica inerente i rapporti tra nuove tecnologie e privacy va sempre risolta inquadrandola nell’ambito di una considerazione globale dei benefici socio-economici che scaturiscono dall’innovazione tecnologica

Si rende necessario, pertanto, realizzare un giusto ed equilibrato bilanciamento tra la valorizzazione di principi importanti, quali la libertà di manifestazione e circolazione del pensiero e la tutela di interessi giuridicamente rilevanti, come la riservatezza, che assumono anch’essi un rango di carattere costituzionale e potrebbero essere lesi da un esercizio sconsiderato della libertà in questione.

In questo quadro evolutivo, l’Autorità di fronte allo sviluppo dell’IoT ha deciso di assumere un atteggiamento rigoroso, avviando una pubblica consultazione al fine di acquisire osservazioni e proposte riguardo agli aspetti di protezione dei dati personali connessi alle nuove tecnologie, classificabili come Internet of Things.

Nel maggio scorso le autorità garanti della privacy di 26 Paesi si sono riunite, nella Global Privacy Enforcement Network, durante l’annuale «Privacy sweep», iniziando un’indagine a tappeto a carattere internazionale, ponendosi, poi, come obiettivo, di stabilire quali rischi potesse comportare per la privacy degli utenti il cosiddetto «internet delle cose» (IoT, Internet of Things).

Analisi internazionale delle Autorità garanti della privacy

“Su oltre trecento dispositivi elettronici connessi a Internet, come orologi e braccialetti intelligenti, contatori elettronici e termostati di ultima generazione, più del 60% non ha superato l'esame dei Garanti della privacy di 26 Paesi”.

Quindi i dati raccolti dagli esperti delle Autorità fanno emergere che a livello globale, su più di trecento apparecchi delle principali società del settore vi sono gravi carenze nella tutela della privacy degli utenti:

  • il 59% degli apparecchi, non offre informazioni adeguate su come i dati personali degli interessati sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi.
  • il 68% non fornisce appropriate informazioni sulle modalità di conservazione dei dati.
  • il 72% non spiega agli utenti come cancellare i dati dal dispositivo.
  • il 38% non garantisce semplici modalità di contatto ai clienti che desiderano chiarimenti in merito al rispetto della propria privacy.

Alcuni dispositivi analizzati hanno presentato, addirittura, problemi sulla sicurezza dei dati, ad esempio trasmettendo “in chiaro” (quindi in modalità non criptata) al medico curante, informazioni relative alla salute degli utenti.

Di conseguenza: 

  • il 20% degli apparecchi non fornisce appropriate informazioni sulle modalità di conservazione dei dati
  • il 30% non garantisce semplici modalità di contatto ai clienti che desiderano chiarimenti in merito al rispetto della propria privacy.
  • il 90% non spiega agli utenti come cancellare i propri dati dal dispositivo.

Per quanto riguarda le analisi condotte dal Garante italiano sul rispetto della privacy da parte di alcune delle principali società nazionali che offrono prodotti nel settore della domotica i risultati sono migliori, ma comunque non ottimali.

Solo il 10% infatti non fornisce agli utenti alcuna informazione su come i loro dati personali sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi.

Clicca su Mi piace!


Categoria

Privacy

ARTICOLI CONSIGLIATI


Scopri nel video come gestire al meglio il tuo studio legale

La registrazione è stata effettuata, a breve verrà verificata dallo staff.

Riceverai l'email di accesso da cui potrai scaricare LEGALDESK.

Ora verrai rediretto alla home page.