GDPR: il diritto all'oblio


Ogni persona deve avere il diritto di rettificare i dati personali che la riguardano e il “diritto alla cancellazione e all’oblio”, se la conservazione di tali dati non è conforme al Regolamento

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Ogni persona deve avere il diritto di rettificare i dati personali che la riguardano e il “diritto alla cancellazione e all’oblio”, se la conservazione di tali dati non è conforme al Regolamento.

In particolare, l’interessato deve avere il diritto di chiedere che siano cancellati e non più sottoposti a trattamento i propri dati personali che non siano più necessari per le finalità per le quali sono stati raccolti.

Anche quando abbia ritirato il consenso o si sia opposto al trattamento dei dati personali che lo riguardano o quando il trattamento dei suoi dati personali non sia altrimenti conforme al Regolamento.

Per rafforzare il "diritto all’oblio" nell’ambiente on line, è opportuno che il diritto di cancellazione sia esteso in modo da obbligare il titolare del trattamento che ha pubblicato dati personali a informare i responsabili del trattamento che stanno trattando tali dati affinché cancellino qualsiasi link verso tali dati personali o copia o riproduzione di detti dati.

Diritto all'oblio in internet

Diritto all'oblio in internet

Oggi quando si parla di diritto all'oblio in Rete lo si fa con un'accezione un po' diversa, e questo è parte del problema anche dal punto di vista giuridico.

In questo caso non si parla più del diritto di ciascuno a che altri non ripropongano fatti del passato, ma si discute anche della circostanza che ognuno avrebbe il diritto a riprendersi, diciamo così, dei tasselli della propria storia che sono pubblicati on line.

L’oblio è un diritto che va oltre la tutela della privacy e solo da poco ha trovato trova legittimazione nell’ordinamento nazionale ed europeo.

Frutto di elaborazioni dottrinarie, giurisprudenziali (In Italia assumono rilevanza alcune decisioni della Corte di Cassazione come Cass., 9/4/1998, n. 3679; Cass., 25/6/2004, n. 11864; Cass., 05/04/2012, n. 5525Cass. 26/06/2013, n. 16111Cass. 24/06/2016, n. 13161) e principalmente delle Autorità Garanti europee è da intendersi quale diritto dell’individuo ad essere dimenticato.

Diritto che mira a salvaguardare il riserbo imposto dal tempo ad un notizia già resa di dominio pubblico.

Come fondamento normativo del diritto all'oblio, il Codice della Privacy prevede che il trattamento non sia legittimo qualora i dati siano conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo superiore a quello necessario agli scopi per i quali sono stati raccolti o trattati (art. 11 d.lgs. n. 196/2003).

Lo stesso interessato ha il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonché di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l’aggiornamento, l’integrazione (art. 7 d.lgs. n. 196/2003).

Il diritto all’oblio si colloca, quindi, nel quadro dei diritti della personalità come una particolare forma di garanzia connaturata al diritto alla riservatezza.

Si distingue dal diritto all’identità personale che può essere definito come l’interesse di ogni persona a non vedere travisato o alterato all’esterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, professionale, a causa dell’attribuzione di idee, opinioni, o comportamenti differenti da quelli che l’interessato ritenga propri e abbia manifestato nella vita di relazione. 

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Diritto all’identità personale

Diritto all’identità personale

Il diritto all’identità personale è relativo alla tutela dell’immagine pubblica della persona, o comunque dell’immagine di sé che il soggetto intende proiettare nel mercato delle relazioni sociali (intendendo immagine in senso metaforico), mentre il diritto all’oblio attiene alla protezione di una sfera intangibile di intimità e riserbo dell’individuo, da mettere al riparo da intrusioni altrui.

Quest’ultimo è stato invocato da parte di soggetti che, dopo aver conosciuto i loro quindici minuti di celebrità essendo stati protagonisti – talvolta loro malgrado – di fatti eclatanti, episodi di cronaca nera, e così via, sono stati successivamente “riscoperti” dai media (inchieste giornalistiche, documentari, film-verità, ecc.) e riportati così all’attenzione del pubblico.

Si tratta quindi del diritto dell’individuo a non veder “risuscitare”, e proiettare agli occhi del pubblico, una propria identità ormai appartenente al passato, e che magari si è cercato faticosamente di emendare.

Nonostante la stretta contiguità tra riservatezza e oblio, i due concetti però non coincidono.

Il diritto all'oblio può essere considerato in qualche misura speculare rispetto al diritto alla riservatezza, dal momento che il problema del diritto all'oblio si pone relativamente a situazioni che, per loro natura, nel momento in cui si sono verificate, non rientravano nell'ambito della tutela della riservatezza.

E' in ogni caso il tempo, il fattore che consente di distinguere i due concetti.

Richiamandosi al diritto all'oblio s'intende, infatti, impedire che la notizia già pubblicizzata, resa nota, sfuggita alla sfera privata del soggetto, venga pubblicizzata nuovamente a distanza di un considerevole lasso di tempo.

Il diritto all'oblio tuttavia non è rivolto a cancellare il passato, ma a proteggere il presente, a preservare il riserbo e la pace che il soggetto abbia ritrovato.

Il diritto all'oblio è quindi il diritto di un soggetto a vedersi per così dire "dimenticato" dalle banche dati, dai mezzi di informazione, dai motori di ricerca che detengono i suoi dati in relazione ad un'attività di trattamento che sono autorizzati a compiere dal diretto interessato o dalla legge.

Si pensi ad esempio al diritto di cronaca e ai dati immessi in rete da quelle testate giornalistiche che sempre più numerose si sono organizzate per rendere leggibili i loro articoli online.

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Diritto all’oblio principio fondamentale del Regolamento Europeo protezione dati personali

Il diritto all’oblio il quale consiste nel diritto di ogni persona di rettificare i dati personali che la riguardano e il “diritto alla cancellazione e all’oblio”, se la conservazione di tali dati non è conforme al Regolamento.

In particolare, l’interessato deve avere il diritto di chiedere che siano cancellati e non più sottoposti a trattamento i propri dati personali che non siano più necessari per le finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati, quando abbia ritirato il consenso o si sia opposto al trattamento dei dati personali che lo riguardano o quando il trattamento dei suoi dati personali non sia altrimenti conforme al Regolamento.

L’oblio è un diritto che va oltre la tutela della privacy e che, a oggi, non trova legittimazione nell’ordinamento nazionale ed europeo.

Come fondamento normativo del diritto all'oblio, il Codice della Privacy prevede che il trattamento non sia legittimo qualora i dati siano conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo superiore a quello necessario

Nel testo del Regolamento il diritto all’oblio è recepito dall’art. 17 dove viene sancito che l'interessato ha il diritto di ottenere dal responsabile del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il responsabile del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, se sussiste uno dei motivi seguenti:

  • Dati non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati.
  • L’interessato ritira il consenso su cui si basa il trattamento e non sussiste altro motivo legittimo per trattare i dati.
  • L'interessato si oppone al trattamento dei dati personali e non sussiste alcun motivo legittimo prevalente per procedere al trattamento.
  • I dati sono stati trattati illecitamente.
  • I dati devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale previsto dal diritto dell'Unione o degli Stati membri cui è soggetto il responsabile del trattamento.
  • I dati sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione.

Inoltre sempre l’art. 17 chiarisce che il responsabile del trattamento, se ha reso pubblici dati personali ed è obbligato a cancellarli, tenendo conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione, prende le misure ragionevoli, anche tecniche, per informare i responsabili del trattamento che stanno trattando la richiesta dell’interessato di cancellare qualsiasi link, copia o riproduzione dei suoi dati personali.

Matteo Migliore - Fondatore di LEGALDESK

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Privacy

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