Flat tax: come accedere al regime forfettario


Le novità introdotte con la Legge di Bilancio 2019 sono numerose ma il punto nevralgico delle nuove disposizioni riguarda soprattutto la flat tax

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Le regole di quest'anno sono diverse e sembrerebbe che ad accedere al regime forfettario potranno essere anche professionisti ed imprenditori con ricavi annuali non superiori a 65 mila euro. 

Gran parte degli avvocati potranno tirare un sospiro di sollievo ed auspicare alle agevolazioni fiscali del 2019 per risparmiare qualcosa sulle tasse.

Ma attenzione! Come accade in gran parte delle leggi italiane il tranello potrebbe essere dietro l'angolo e non sempre il regime forfettario si rivelerebbe come quello adeguato alle proprie necessità professionali. 

Proviamo quindi a capire qualcosa su flat tax e regimi contabili per poi vedere insieme come accedere al regime forfettario.

Flat tax: quali sono le caratteristiche del regime forfettario?

Flat tax: quali sono le caratteristiche del regime forfettario?

Una piccola premessa appare fondamentale: possono beneficiare della flat tax (cioè della cosiddetta tassa piatta) i titolari di partita IVA che, a partire dal 2015 e nel corso degli anni successivi, hanno aderito al regime contabile forfettario.

Con tale accezione la legge prende a riferimento i contribuenti (imprenditori commerciali e liberi professionisti) i quali durante l'anno percepiscono un guadagno entro una certa soglia.

Questa soglia è definita dalla normativa troppo irrisoria per poter applicare le aliquote individuate negli altri casi, ragion per cui il regime forfettario diventa l'alternativa preferibile rispetto alle altre tipologie di contabilità fiscale.

E prima di analizzare le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019è necessario soffermarsi sommariamente sui punti più importanti che riguardano proprio il regime forfettario.

Partiamo dal fatto che questo tipo di regime è naturale rispetto a quello semplificato ed al regime ordinario.

Ciò significa che chi possiede i requisiti reddituali e lavora come imprenditore o libero professionista è soggetto in via principale al regime forfettario. 

Ma poiché esso, per quanto garantisca diverse agevolazioni fiscali, prevede dei punti a sfavore per chi lo adotta, il contribuente avrà tutta la libertà di preferire il regime più consono alla propria attività. Per cui il regime semplificato e quello ordinario sono, in questo caso, opzionali.

Detto ciò al regime forfettario aderiscono principalmente liberi professionisti e imprenditori (la legge parla di soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione), mentre sembrano essere esclusi coloro che partecipano a società di persone, srl o ad associazioni professionali ma con delle limitazioni, in riferimento ad esempio al regime di trasparenza fiscale adottato dalle srl.

Le semplificazioni abbracciano diversi settori e chi opta per il regime forfettario:

  • non addebita l'IVA sulle fatture emesse ai propri clienti, quindi non detrae neanche l'IVA dagli acquisti effettuati durante l'anno.
  • non presenta la dichiarazione e la comunicazione annuale IVA.
  • non è obbligato alla registrazione ed alla tenuta delle scritture contabili.
  • non è soggetto alla fatturazione elettronica.

Gli unici adempimenti ai fini IVA riguardano la numerazione e la conservazione delle fatture di acquisto, la certificazione dei corrispettivi e l'integrazione delle fatture per operazioni economiche di cui i beneficiari (professionisti ed imprenditori) sono anche debitori d'imposta.

Con il regime forfettario, inoltre:

  • non si paga l'IRAP.
  • si è esonerati dallo spesometro e dagli studi di settore.
  • se si avvia una start up e si possiedono i requisiti anagrafici (meno di 35 anni e più di 55 anni), la flat tax si riduce ulteriormente rappresentando un vero e proprio incentivo alle imprese di nuova costituzione.

Il regime forfettario prevede un'unica aliquota che sostituisce gli scaglioni IRPEF, ma trattandosi di un regime naturale non sempre i professionisti vi aderiscono.

Potrebbero venire in gioco elementi come le deduzioni e le detrazioni fiscali di un nucleo familiare, ma anche la necessità di scaricare l'imposta sul valore aggiunto per ottenere sgravi nell'esercizio della propria impresa.

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Flat tax: quali sono le novità del 2019?

Fino al 2018 potevano aderire al regime forfettario liberi professionisti ed imprenditori con un ammontare dei ricavi e dei compensi specifico, la cui soglia variava in base al settore di riferimento.

Ad esempio un avvocato poteva accedere al regime in questione qualora il limite dei ricavi annui non fosse stato superiore ai 30 mila euro.

Dalle tabelle dei coefficienti di redditività si poteva evincere che per l'attività legale (codice ATECO 69) il limite era proprio questo, a cui si aggiungevano ulteriori limiti in riferimento alle spese complessive per lo svolgimento della professione.

Questi limiti di spesa erano previste per qualsiasi tipo di attività (imprenditoriale e professionale) e consistevano in:

  • 5 mila euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi erogati ai collaboratori, a prescindere alla motivazione dell'assunzione.
  • 20 mila euro per il costo complessivo dei beni strumentali, a lordo degli ammortamenti. Erano esclusi dal calcolo soltanto i beni immobili (acquistati o locati) utilizzati per l'esercizio dell'impresa.

L'aliquota (che, ricordiamo, si sostituiva alle aliquote proporzionali IRPEF) era del 15% calcolato sul reddito imponibile.

Quest'ultimo veniva determinato dal coefficiente di redditività, per cui dall'ammontare dei ricavi e dei compensi percepiti bisognava eseguire un'operazione aritmetica il cui risultato dava la base su cui applicare il 15%.

Il calcolo non era difficile, se non fosse che ad essere esclusi dal regime forfettario erano i professionisti che superavano le soglie reddituali.

Con la Legge di Bilancio 2019 le novità sono tante ma la principale rimane quella della soglia di reddito: i titolari di partita IVA (sia imprenditori che professionisti) devono attenersi ad un unico limite di ricavi,pari a 65 mila euro annui. 

Con la nuova normativa scompaiono quindi le soglie a seconda del tipo di attività esercitata, ma rimangono in vigore i coefficienti di redditività per la determinazione della base imponibile.

Poiché con il regime forfettario viene meno l'obbligo di addebitare e scontare l'IVA, il coefficiente di redditività è una percentuale che consente di calcolare il reddito imponibile dai ricavi conseguiti, escludendo una parte di compensi a cui non verrà applicata la flat tax. 

Per le attività legali il coefficiente di redditività è pari al 78%, mentre il restante 22% dei guadagni è esente dalla tassazione.

Ulteriore novità sembrerebbe essere l'eliminazione dei limiti di spesa per l'acquisto di beni strumentali e per i lavoratori dipendenti: in questo modo non sarà necessario dimostrare di essersi attenuti ai 5 mila euro ed ai 20 mila euro previsti dalla normativa precedente.

La flat tax è pari al 15%, che si riduce al 5% per le start up innovative. L'aliquota sostituisce quindi gli scaglioni IRPEF con una sola tassa, ma ulteriori agevolazioni riguarderanno:

  • l'esenzione dall'addebito IVA.
  • l'esenzione dalla tenuta delle scritture contabili.
  • la durata illimitata del regime forfettario (nei limiti della soglia reddituale).
  • l'esenzione (importantissimo) dall'obbligo della fatturazione elettronica, entrata in vigore dal primo gennaio 2019 per il commercio B2B e per quello B2C.

Flat tax: come aderire al regime forfettario

Flat tax: come aderire al regime forfettario

Sul sito dell'Agenzia delle Entrate vengono indicate le modalità con cui è possibile aderire al regime forfettario.

Dopo aver accertato (o presunto) il rispetto del limite reddituale pari a 65 mila euro è necessario distinguere chi già svolge un'attività da colui che invece avvierà nel corso dell'anno una propria professione. Andiamo per gradi.

I contribuenti che già svolgono un'attività d'impresa o professionale non devono inoltrare alcun tipo di comunicazione all'Agenzia delle Entrate.

Essendo un regime naturale, le regole del forfettario non prevedono quindi adempimenti preventivi o successivi, i quali verranno meno qualora si superi la soglia reddituale suddetta.

In questo caso il regime da applicare sarà differente, ed eventuali informazioni potrà fornirle il proprio commercialista. Unica comunicazione andrà inoltrata all'INPS se si vuole usufruire del regime contributivo agevolato. 

I contribuenti che intraprendono una nuova attività devono inoltrare una comunicazione nella Dichiarazione di Inizio Attività secondo il modello AA9/12.

Si tratta di un obbligo di valenza anagrafica che non esclude l'accesso al regime forfettario: la mancata comunicazione può dare avvio ad una sanzione amministrativa non superiore a 2 mila euro.

Nel corso dell'anno e in sede di dichiarazione dei redditi il contribuente accerterà il possesso dei requisiti reddituali che consentono l'accesso al regime forfettario. 

Per aderire agli altri regimi rinunciando alle agevolazioni del forfettario, sarà necessario procedere con una comunicazione sulla dichiarazione annuale IVA. L'opzione avviene per comportamento concludente, ma anche in questo caso la mancata comunicazione giustifica l'applicazione di una sanzione amministrativa.

Un avvocato che fino all'anno scorso guadagnava non più di 30 mila euro (e che già usufruiva del regime forfettario) non dovrà adempiere ad alcuna comunicazione qualora intenda accedere alle agevolazioni del 2019.

Gli adempimenti burocratici riguarderanno l'INPS, mentre per il Fisco non è prevista alcuna comunicazione obbligatoria.

Un avvocato che fino all'anno scorso guadagnava 50 mila euro (e quindi era escluso dal regime forfettario), può accedervi naturalmente, visto che la Legge di Bilancio 2019 ha esteso i beneficiari della flat tax ai contribuenti con reddito inferiore a65 mila euro lordi. 

Un avvocato appena abilitato che vorrà intraprendere la professione (aprendo una partita IVA) accederà naturalmente al regime forfettario, ma dovrà darne comunicazione all'Agenzia delle Entrate nella Dichiarazione di Inizio Attività.

Per ogni tipo di dubbio in merito alle tempistiche o all'opportunità die sercitare l'attività sottoforma di società è sempre buona norma chiedere al commercialista.

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Flat tax e regime forfettario: pro e contro

Con la La legge di Bilancio 2019 i titolari di partita IVA che beneficiano del regime forfettario pagheranno quindi il 15% di tasse sul reddito imponibile, ottenuto applicando il coefficiente di redditività.

Se un avvocato guadagnerà 50 mila euro nel 2019, pagherà il 15% su 39 mila euro, calcolati con un coefficiente di redditività del 78%.

L'incentivo è ottimo, l'imposta sarà poco meno di 5.900 euro e l'applicazione del coefficiente farà sì che le spese sostenute nello svolgimento dell'attività siano forfetizzate al 22%.

Un avvocato affronta inoltre una serie di spese durante l'anno che a volte potrebbero superare o non superare quel limite del 22% che esclude il reddito dalla flat tax. Nessun problema se i costi sostenuti saranno inferiore, mentre qualche dubbio sulla convenienza del regime forfettario sorgerebbe se gli stessi fossero superiori.

In tal caso il professionista potrà tranquillamente optare per gli altri due regimi (più onerosi a livello fiscale ma) più flessibili dal punto di vista delle detrazioni e delle deduzioni.

L'esenzione dall'obbligo della fatturazione elettronica è un punto a favore per il regime forfettario: non dover soggiacere alle norme in tema di e-fattura (ed dei relativi adempimenti) potrebbe essere incentivante.

Se si pensa che oggi, nonostante le numerose informazioni reperibili su internet, molti operatori economici non sanno come fare con la fattura elettronica, il contribuente con regime forfettario si troverebbe molto avvantaggiato. Eppure sorgono alcuni dubbi in merito alla fatturazione passiva. 

La fatturazione elettronica è obbligatoria sia quando si cedono beni e servizi (processo attivo), sia quando si acquistano prodotti di vario genere (processo passivo). 

Con il regime forfettario l'esenzione riguarda solo il processo attivo e non anche quello passivo. Si pensi ad un avvocato che acquista la licenza d'uso di un software, prodotti da cancelleria, arredi nuovi o oggettistica di vario genere.

In questo caso egli dovrebbe adeguarsi alla ricezione della fattura elettronica optando per una delle tante soluzioni propose dalla legge.

A seconda delle esigenze la fattura elettronica potrebbe essere ricevuta tramite PEC, software privato e Agenzia delle Entrate e la convenienza dell'una o dell'altra è ad appannaggio del professionista legale.

Un ulteriore argomento a svantaggio della flat tax è la soglia reddituale ed il coefficiente di redditività, ancora troppo bassi rispetto ai guadagni percepiti da un avvocato.

Se da un lato 65 mila euro rappresentano una soglia media di redditi dei professionisti (un legale guadagna generalmente molto meno), dall'altro il coefficiente al 78% appare alto rispetto alle spese affrontate dal professionista.

Pur attenendosi alla soglia predetta, il reddito non imponibile risulterebbe basso rispetto ai costi sostenuti durante l'anno. Tra affitti, assicurazioni, spese di trasferta e anticipi vari un avvocato sarebbe costretto ad aderire agli altri due regimi, senza avere l'opportunità di accedere ai benefici fiscali del regime forfettario.

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Categoria

Fatturazione


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