Decreto dignità è legge: le novità punto per punto


Le novità riportate dal decreto si snodano in 4 punti principali che riguardano le semplificazioni fiscali, lo stop alla pubblicità sul gioco d'azzardo, la disincentivazione delle delocalizzazioni e misure volte a contrastare la precarietà

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Lo scorso 12 agosto il Decreto Dignità è entrato in vigore a tutti gli effetti ed è stato convertito in legge.

Si tratta di un provvedimento proposto dal governo Conte e fortemente voluto dal maggior esponente del Movimento 5 stelle, nonché Ministro del Lavoro e dello sviluppo economico, Luigi di Maio.

Le novità riportate dal decreto si snodano in 4 punti principali che riguardano le semplificazioni fiscali, lo stop alla pubblicità sul gioco d'azzardo, la disincentivazione delle delocalizzazioni e una serie di misure volte a contrastare la precarietà, che riguardano i contratti a termine e i lavoratori della scuola pubblica, modificando di fatto il Jobs Act.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Gioco d'azzardo: stop alla pubblicità

Gioco d'azzardo: stop alla pubblicità

Una delle novità principali riguarda il gioco d'azzardo.

Il governo ha voluto dare in tal senso una "stretta" importante, disponendo che a partire dal 2020 tutte le "slot" e le "video lottery" dovranno obbligatoriamente essere dotate di un lettore per le tessere sanitarie per non consentire questo genere di attività ai minori di 18 anni.

Per le apparecchiature non a norma saranno previste multe salate che arriveranno a sfiorare anche i 10 mila euro.

Inoltre, sul decreto è specificato che le slot machine, i gratta e vinci e le lotterie istantanee dovranno necessariamente riportare la scritta "il gioco nuoce gravemente alla salute". Gli esercizi pubblici che lo desiderano, invece, hanno la facoltà di rinunciare a queste attività adottando il logo "no slot".

Lo scopo è quello di contrastare la ludopatia, cioè la dipendenza dal gioco d'azzardo, una piaga sociale ha rovinato migliaia di famiglie e continua tutt'oggi a farlo. Quindi è stato confermato il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, televisiva, radiofonica, tramite la stampa quotidiana o periodica e tramite internet, che riguardi scommesse o giochi con vincite in denaro. Chi viola la norma è soggetto ad una multa che può oscillare dal 5% al 20% relativamente al valore della sponsorizzazione.

Per le vecchie pubblicità, quelle già in essere, per intenderci, varrà la precedente normativa fino alla scadenza del contratto, ma comunque non oltre un anno da quella data. Inoltre, il Ministero della Salute e quello dell'Economia si occuperanno di monitorare l'offerta dei giochi per poi riportare i dati relativi in Parlamento, tramite una banca dati che tiene conto dell'andamento del fenomeno e della distribuzione dello stesso all'interno del territorio nazionale.

Maxi multa alle imprese che delocalizzaziono

Per quanto concerne le delocalizzazioni, al fine di frenarle, sono previste delle sanzioni nei confronti di tutte quelle aziende che, dopo aver incassato i contributi da parte dello Stato, trasferiscono la propria attività verso un paese al di fuori dell'Unione Europea.

Chi non rispetta la norma, oltre a veder decadere il beneficio, sarà costretto a pagare una sanzione amministrativa pari a 2 o 4 volte l'importo di cui ha precedentemente usufruito. Inoltre, si dovrà restituire l'importo ricevuto con una maggiorazione del tasso di interesse pari al 5%.

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Semplificazione fiscale: redditometro, split payment e spesometro

In ambito fiscale è stato confermato il rinvio a gennaio 2019 l'obbligo di fatturazione elettronica per i distributori di carburante. È stato anche confermato lo stop del redditometro, cioè lo strumento utilizzato dal fisco per combattere l'evasione fiscale, utile a determinare il tenore di vita e il reddito dei contribuenti attraverso l'analisi delle entrate e delle uscite.

Altra novità rilevante è lo split payment, che consiste nella scissione dei pagamenti al fine di contrastare l'evasione.

Il meccanismo è abbastanza semplice: le pubbliche amministrazioni che acquistano beni e servizi trattengono l'IVA riportata sulla fattura per poi versarla direttamente allo Stato al posto dei fornitori. In particolare, viene abolito lo split payment nei confronti di tutti quei professionisti che forniscono servizi alle amministrazioni pubbliche.

È stata inoltre prorogata la scadenza dello spesometro: la data di invio delle fatture ricevute ed emesse viene posticipata al 28 febbraio 2019, o comunque entro questa data.

Inoltre, lo spesometro è stato definitivamente eliminato per i produttori agricoli con regime Iva agevolato.

Lavoro: sgravi fiscali, contratti a termine, voucher, comparto scuola

Lavoro: sgravi fiscali, contratti a termine, voucher, comparto scuola

Il paragrafo più corposo del decreto riguarda invece il lavoro, poiché riporta una serie di disposizioni urgenti per ridare dignità ai lavoratori e alle imprese.

Innanzitutto, a Palazzo Madama, con il decreto dignità è stato confermato l'esonero contributivo al fine di favorire l'occupazione dei giovani sotto i 35 anni. Questo significa che fino al 2020, i datori di lavoro che assumono giovani under 35 con contratti a tempo indeterminato potranno beneficiare di uno sgravio di contributi pari al 50%.

I contributi di cui si parla sono quelli previdenziali che sono a carico, appunto, del datore di lavoro. La riduzione verrà applicata mensilmente per un massimo di 36 mesi, cioè 3 anni, mentre la riduzione non potrà superare i 3.000 € su base annua.

Il governo fa sapere che tale provvedimento costerà circa 300 milioni di euro allo Stato, spalmati nel prossimo triennio, e che questi soldi verranno finanziati grazie alle tassazioni applicate sulle slot machine e sugli apparecchi da gioco.

Altra modifica riguarda i contratti di lavoro a termine, anche conosciuti come "a tempo determinato", relativamente alla loro durata, alle proroghe e ai rinnovi. Il provvedimento riguarderà i contratti già in atto, a partire dal mese di novembre 2018.

Fino al 31 ottobre, quindi, ci sarà una fase transitoria per permettere alle aziende di adeguarsi alla nuova normativa; in questo frangente di tempo, però, i nuovi contratti contratti dovranno essere adeguati alle nuove disposizioni.

Per quanto concerne la loro durata, essa è fissata in 12 mesi e potranno essere rinnovati per altri 12, quindi 24 mesi e non più 36 come stabilito dalla precedente legge. La proroga a 24 mesi sarà possibile se ricorrono una serie di condizioni, tra cui:

  • esigenze temporanee che vanno al di fuori dell'attività ordinaria, o per sostituire altri lavoratori.
  • esigenze che prevedono incrementi temporanei dell'attività ordinaria, che sono significativi e non programmabili.

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Da questo sistema sono esclusi i lavoratori portuali e più in generale i contratti di lavoro in somministrazione.

È stato invece rimandato il provvedimento che riguarda i lavoratori della gig economy, con particolare riferimento ai riders, ovvero tutti quei fattorini che consegnano cibo spostandosi con il motorino o con la bicicletta.

Tali lavoratori, anche se sono gestiti da piattaforme online, vengono attualmente considerati lavoratori autonomi.

Al momento, le garanzie e le tutele per questi lavoratori sono state rimandate nell'attesa che venga aperto un tavolo tra il Ministro Di Maio e i rappresentanti di queste società per parlare di una eventuale indennità mensile di disponibilità, di maternità, malattia o ferie in rapporto alle ore lavorate e del diritto ad essere liberi per almeno 11 ore dopo aver lavorato per 24 ore.

Per ciò che concerne il licenziamento illegittimo, le norme precedenti prevedevano che il datore di lavoro dovesse corrispondere al lavoratore 2 mensilità per ogni anno di servizio, e che queste sarebbero dovute essere minimo 4 e massimo 24.

Il nuovo decreto stabilisce l'innalzamento delle mensilità da un minimo di 6 ad un massimo di 36. Nelle aziende con meno di 15 dipendenti, invece, l'indennità per licenziamo ingiusto va dai 3 ai 6 mesi. 

Ad essere molto più cara sarà anche l'offerta di conciliazione, poiché sono stati elevati i limiti minimi e massimi riguardanti l'importo che il datore di lavoro dovrà eventualmente inserire nell'offerta.

Ricordiamo che l'offerta di conciliazione permette al datore di lavoro di chiudere il rapporto lavorativo senza preoccuparsi della liceità o meno del licenziamento e senza che il lavoratore perda il diritto alla NASPI, cioè l'indennità di disoccupazione.

voucher, per volere della Lega, sono tornati in gioco nel settore agricolo, turistico e in quello degli enti locali, ma con altre modalità.

Potranno essere utilizzati come mezzo di retribuzione per i lavoratori al di sotto dei 25 anni di età, per i disoccupati, i pensionati o per chi percepisce forme di sostegno al reddito. Vengono escluse invece le famiglie, le quali, fino a poco tempo fa, utilizzavano questa forma di pagamento per le lezioni private o per i collaboratori domestici.

Suddetti voucher potranno essere utilizzati per pagare i lavoratori del settore alberghiero e nelle strutture ricettive, a patto che queste aziende abbiano al massimo 8 dipendenti. In ogni caso dovrà essere rispettato il limite massimo di 10 giorni di utilizzo.

Per quanto riguarda la scuola, il decreto dignità mira innanzitutto a salvaguardare la continuità didattica. La questione riguarda principalmente i diplomati magistrale ante 2001/2002. Suddetti docenti, inseriti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento, dopo il parere sfavorevole dell'Adunanza Plenaria che non li avrebbe ritenuti idonei ad insegnare pur essendo in possesso di un titolo con valore abilitante, avrebbero visto decadere il loro contratto a seguito di svariati giudizi contrari da parte dei giudici.

Con le nuove disposizioni, i contratti precedentemente stipulati a tempo indeterminato verranno invece trasformati in contratti a tempo determinato e prorogati fino al 30 giugno 2019.

Inoltre, il Ministro dell'Istruzione ha previsto l'indizione di un concorso straordinario riservato a tutti i docenti in possesso di diploma magistrale e ai laureati in Scienze della formazione primaria, che abbiano almeno 2 anni di servizio negli ultimi 8, anche non continuativi, svolti presso scuole statali, al fine di coprire parte dei posti rimasti vacanti e disponibili sia nella scuola primaria che in quella dell'infanzia.

Le immissioni in ruolo avverranno attingendo per il 50% dalle graduatorie di prima fascia e per il restante 50% tramite concorso, con precedenza ai vincitori dei concorsi banditi nel 2016. È stato inoltre abolito il tetto massimo dei 36 mesi di supplenze, precedentemente previsto per i lavoratori della scuola, ivi compreso il personale non docente.

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Matteo Migliore - Fondatore di LEGALDESK

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