Burocrazia zero: Estonia, cittadini depositano telematicamente da soli


L'Estonia è il Paese che meglio ha saputo affrontare la questione della burocrazia. Attualmente il cittadino dialoga con la P.A. semplicemente dal proprio PC

Ti è capitato di avere a che fare con una pubblica amministrazione nell'ultima settimana? Magari per una prescrizione medica, oppure per la richiesta di un certificato necessario per sbrigare una pratica.

Quanto tempo hai atteso per ottenere (non dico una risposta, ma) almeno una spiegazione esaustiva? Sicuramente tanto, forse troppo per te che sei impegnato 6 giorni su 7.

E quante volte hai dovuto assentarti dal lavoro per questa o quella faccenda e, nonostante le buone intenzioni, non hai fatto altro che perdere tempo dietro un funzionario non troppo cortese?

Dici Italia ed il primo aspetto negativo che ti sovviene in mente è la burocrazia: troppi passaggi, troppe intermediazioni, tempi d'attesa così lunghi che fanno perdere la pazienza anche al più calmo. Sarà la legge?

Oppure il mancato turn over generazionale che vede frotte di giovani emigrare all'estero e uffici che pullulano di impiegati prossimi alla pensione.

Eppure esiste uno Stato europeo che ha annullato la burocrazia con il beneplacito dell'intera popolazione: si chiama Estonia ed ha tanto da insegnare in merito al buon funzionamento della pubblica amministrazione.

Burocrazia zero: in Estonia i cittadini depositano telematicamente da soli

Burocrazia zero: in Estonia i cittadini depositano telematicamente da soli

Numerosi servizi di tg e social media puntano l'attenzione su un piccolo Stato europeo che emerge per efficienza burocratica ed innovazione tecnologica. 

Sottovalutato da molti, ma prediletto da imprese e start up, l'Estonia è il Paese che meglio ha saputo affrontare la questione della burocrazia negli ultimi dieci anni. Attualmente il cittadino dialoga con una P.A. semplicemente dal proprio PC: basta una carta d'identià digitale ed un software sul computer per sbrigare gran parte delle incombenze direttamente da casa. O in ufficio. 

Un esempio?

Dalla prenotazione delle medicine al pagamento dei tributi, dalla richiesta di un certificato all'avvio di un processo giuridico, tutto avviene semplicemente su internet, senza fare la fila agli sportelli e senza prendere giornate libere dal lavoro.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione che fa dell'Estonia il primo Paese Europeo a burocrazia zero. A seguire c'è il Belgio e i Paesi Bassi, ma la domanda sorge spontanea: come hanno fatto a rivoluzionare la pubblica amministrazione?

La risposta è tanto semplice quanto apparentemente scontata e risiede in un principio che accomuna tutti questi Stati. È il principio dell'Once Only Law, ossia dell'una volta sola, già contemplato dall'Unione Europea in diversi ambiti.

L'Once Only Law vuole che i dati appartenenti ad una pubblica amministrazione siano condivisibili con tutte le altre amministrazioni, a prescindere dal comparto di riferimento.

In questo modo i dati appartenenti all'amministrazione tributaria sono ad appannaggio di quella previdenziale, della sanitaria, dell'amministrazione comunale e così via.

La privacy è ampiamente tutelata, quindi nessun dato viene utilizzato in maniera diversa dalle finalità per cui è raccolto. Ed i vantaggi sono tantissimi, sia per il cittadino che per il burocrate.

Innanzitutto con una sola banca dati ogni amministrazione incrocia le informazioni in suo possesso senza necessariamente rivolgersi al cittadino.

Il cittadino non è costretto, ogni volta che ne ha la necessità, di presentare documenti e dati di vario genere per risolvere qualsiasi incombenza.

Un esempio? Vai dal medico per richiedere un'impegnativa. Successivamente ti rechi al CUP per effettuare la prenotazione.

Attendi un paio di mesi per la visita e, una volta arrivato il giorno fatidico, devi attendere l'esito degli esami, devi andare a ritirarli, devi presentarti nuovamente dal dottore per la prescrizione della terapia.

Con la Once Only Law prenotazione e referto medico convogliano in una sola banca dati consultabile sia dal dottore che dal paziente. Idem per il pagamento delle tasse o l'apertura di un'impresa.

La celerità della burocrazia ha effetti positivi sia sulla vita del cittadino che sull'efficienza della pubblica amministrazione.

Quest'ultima, anziché essere intasata dalle numerose richieste, potrebbe dedicarsi al buon funzionamento del settore per cui è preposta. Un'utopia se pensiamo che in Italia, anche solo per una semplice prescrizione, i tempi d'attesa sono biblici.

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Burocrazia zero: perché in Italia è impossibile?

Se il principio dell'Once Only Law è tipicamente europeo, perché in Italia non viene applicato? Quali sono gli ostacoli che si incontrano nel nostro Paese per l'azzeramento della burocrazia? 

I fattori sono tanti e di diverso genere, perché per quanto l'Once Only Law potrebbe essere teoricamente praticato, nella realtà le difficoltà sarebbero così tante da rendere tortuosa anche solo l'approvazione della relativa legge.

Partiamo proprio dalle leggi che, attualmente, sono talmente tante da essere arduo persino classificarle. Basta già prendere come esempio le leggi in tema di edilizia urbana per rendersi conto che:

  • le fonti legislative sono di tre tipi, ossia statali, regionali e comunali.
  • le leggi di riferimento sono difficili da comprendere e, spesse volte, in contrasto fra loro.
  • la materia di riferimento non è ancora ampiamente esaustiva, per cui ci si troverebbe ad iniziare un lavoro senza sapere se esso rientra fra le attività di edilizia libera o quelle soggette a permesso.
  • come se non bastasse interviene la giurisprudenza di Cassazione e Consiglio di Stato le quali, pur di fare chiarezza, aumentano i dubbi nei confronti di chi vuole seguire le regole.

Il secondo fattore riguarda il tempo, sia nell'approvazione di una legge, sia nella stessa burocrazia. A volte passano anni prima che un disegno diventi normativa a tutti gli effetti, mentre spulciando nei decreti che disciplinano la pubblica amministrazione si scopre che:

  • per ottenere una risposta passano dai 30 giorni ai 6 mesi.
  • il silenzio viene interpretato talvolta come assenso di una PA, tal'altra come inadempimento della stessa amministrazione.

La gerarchia amministrativa è il terzo elemento che inficerebbe l'Once Only Law: al vertice politico fanno seguito direttori e vice direttori, uffici bilaterali e sovraintendenti che sembra impossibile capire chi fa cosa. Ed in effetti la suddivisione di compiti e funzioni è oggetto di numerosi processi, la gran parte dei quali si conclude con un rimpallo di responsabilità. 

A chi non è mai successo di entrare in un ufficio e di non avere la minima idea a chi rivolgersi?

L'atteggiamento conservatore di popolo ed amministrazione è il quarto fattore disincentivante della burocrazia zero.

Secondo alcune statistiche (fonti seoadvertising.com) gli utenti che usano costantemente internet ricoprono la fascia di età dai 20 ai 55 anni. Gli utenti ''più anziani'' (60 - 75 anni) rappresentano una percentuale irrisoria rispetto alla globosfera.

Cosa significa ciò?

Che chi è abituato al mondo digitale avrà maggior facilità nel dialogare con un'amministrazione 2.0 rispetto a coloro che, vuoi per difficoltà cognitive, vuoi per un atteggiamento di avversione alla tecnologia moderna, preferisce la tradizionale burocrazia.

Se poi ci soffermiamo sul mancato ricambio generazionale negli uffici pubblici la burocrazia zero diventa una chimera. Si stima infatti che in alcune amministrazioni l'età media degli impiegati sfiora i 53 anni: sarà forse che l'Italia è un Paese di soli adulti?

Burocrazia zero: i primi passi dell'Italia

Burocrazia zero: i primi passi dell'Italia

Nonostante le difficoltà (legislative, etiche e sociali) nell'avviare una rivoluzione in ambito burocratico non è detto che l'Italia non abbia già mosso i primi passi. E qualche novità nel settore dell'amministrazione digitale l'abbiamo già avuta anche se spesso è passata in secondo piano.

Gli esempi sono molteplici e coinvolgono principalmente professionisti ed imprenditori, per questa ragione il comune cittadino sembra non accorgersene. 

Partiamo dalla PEC, la posta elettronica certificata necessaria (ed in alcuni casi obbligatoria) per comunicare con le amministrazioni.

Presentare un reclamo o una domanda per un concorso può avvenire tramite un indirizzo di posta certificata che sostituisce, in tutto e per tutto, una tradizionale raccomandata.

Niente fila alle poste e nemmeno presso lo sportello deputato alla raccolta dei documenti: basta una scansione in PDF e la domanda per quel concorso pubblico può essere inviata direttamente online.

In ambito di banche dati un esempio che spicca è l'autocertificazione, una dichiarazione in merito a fatti o a stati che riguardano il cittadino.

Anziché recarsi in ufficio ed ottenere l'estratto di un certificato è possibile sottoscrivere una dichiarazione sotto la propria responsabilità che attesti la veridicità di quanto dichiarato.

Le pubbliche amministrazioni, a partire dal 2012, sono obbligate ad accettare e a richiedere solo autocertificazioni: sarà compito dei funzionari preposti verificare l'esattezza dei dati indicati dal cittadino.

Obbligatoria nel 2019 (ma già in uso da alcuni anni) è la fattura elettronica, richiesta tutte le volte in cui un'impresa privata fornisce beni o servizi ad una pubblica amministrazione.

La rivoluzione attuale sta nell'obbligo di emettere fattura anche nei confronti dei consumatori, inviando una copia tramite PEC ai soggetti interessati.

La medesima fattura viene raccolta da una banca dati dell'Agenzia delle Entrate: in questo modo sarà possibile facilitare le incombenze burocratiche delle imprese e delle ditte.

La dichiarazione dei redditi può essere presentata da soli, senza l'intermediazione di un professionista. Accedendo alla propria area personale sul sito dell'Agenzia delle Entrate è disponibile la propria dichiarazione che può essere confermata o modificata.

I dati inseriti in automatico si riferiscono alle informazioni in possesso del Fisco, ma il contribuente ha tutta la libertà di rettificare quanto viene desunto (in maniera presuntiva) dalla stessa Agenzia.

L'accertamento dell'invalidità civile è una pratica che viene svolta in gran parte su internet: il medico di base inoltra online la richiesta all'INPS e quest'ultima rende disponibili le date in cui è possibile fare la visita.

Il responso si può ottenere online, mediante notifica PEC, e la data di ricezione del verbale equivale alla data di notifica mediante posta raccomandata.

Il processo civile telematico è obbligatorio in alcuni settori (volontaria giurisdizione, lavoro, esecuzioni mobiliari ed immobiliari, contenziosi civili, ecc...) e prevede che gli atti siano depositati mediante un redattore digitale.

Si tratta di un software abilitato e corrispondente alle normative per il PCT in grado di comunicare con gli uffici di cancelleria. Gli avvocati, per il tramite di questo programma, possono evitare file al tribunale e conoscere in tempi brevi le comunicazioni in cancelleria, impegnando tempo e risorse per l'assistenza ai propri clienti.

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Burocrazia zero: è possibile in ambito legale?

In Estonia il cittadino può, telematicamente, presentare un ricorso dinnanzi ad un giudice. I tempi di attesa per una risposta sono di un mese, mentre si stima che un contenzioso viene concluso nell'arco di un anno.

Non è obbligatoria l'assistenza di un avvocato e l'interessato può, con grande facilità, presentare una vertenza giudiziaria compilando una scheda.

La giustizia dell'Estonia è celere ed efficiente ma ci si chiede: in Italia è possibile tutto questo? Un cittadino può depositare telematicamente (e da solo) un ricorso?

No, non può farlo, per una serie di ragioni.
Prima fra tutte l'obbligatorietà dell'assistenza di un professionista dinnanzi ad un giudice. Se per le multe si può ricorrere da soli al giudice di pace, in tutti gli altri casi è necessario rivolgersi ad un legale che rappresenterà l'interessato nel processo.

Non si può inoltrare un ricorso civile senza l'ausilio di un professionista e non si può chiedere l'aiuto di un giudice in assenza di un avvocato difensore.

Se l'assistenza è obbligatoria ci sarà un perché. E la risposta risiede nella complessità del nostro ordinamento che vede migliaia di leggi e numerosi tecnicismi difficili da interpretare. 

Un avvocato possiede le conoscenze adeguate per capire una norma, rispettare i termini, agire in base alle necessità dei clienti e redigere un ricorso.

Il giudice decide in base a quanto avanzato dai ricorrenti e non può esulare dalle prove che sono state portate in giudizio. Una persona che non conosce la legge e non sa come comprendere una normativa troverebbe diverse difficoltà nell'interpellare un giudice. 

L'avvocato, proprio in virtù delle conoscenze in suo possesso, può fornire consigli utili su come agire e su quale strategia intraprendere in merito ad un contenzioso.

Se la vittoria in tribunale è l'obiettivo di molti, altrettanti hanno la lucidità di consigliare tattiche diverse per ottenere risultati soddisfacenti. L'avvocato è di parte, il giudice è imparziale: come convincere quest'ultimo della propria innocenza?

L'avvocato è una figura essenziale nel diritto italiano, perché funge da anello di congiunzione fra il giudice ed il privato cittadino. Posto che oggi le consulenze legali possono essere fornite anche da chi non è abilitato alla pratica forense, l'avvocato rimane comunque l'unica persona deputata all'assistenza giudiziale.

La sua mancanza (come anche l'assistenza da parte di una persona non abilitata) inficia l'intero processo che andrà ridiscusso punto e da capo con un nuovo professionista. Abilitare il cittadino alla difesa autonoma significherebbe riscrivere l'intera storia della giurisprudenza italiana.

Matteo Migliore - Fondatore di LEGALDESK

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Categoria

Gestionale avvocato


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