Avvocato non puoi usare abbreviazioni equivoche


La vicenda riguarda due abogados che, svolgendo la propria professione in un Paese ospitante, ovverosia l'Italia, avevano utilizzato l'abbreviazione Av

Tempo di lettura: 13 minuti



La vicenda su cui è intervenuto il Consiglio Nazionale Forense negli ultimi giorni riguarda due abogados che, svolgendo la propria professione in un Paese ospitante, ovverosia l'Italia, avevano utilizzato l'abbreviazione "av." (avvocato) ogni qualvolta le prestazioni ed i servizi erano rivolti ai clienti.

Nulla di preoccupante se non fosse che una normativa, il D. Lgs. n. 96/2001, obbliga agli avvocati stabiliti (cioè coloro che esercitano in un territorio nazionale differente da quello di provenienza) ad utilizzare per intero il titolo professionale. 

Il motivo? Tutelare i clienti che, leggendo diciture ambigue, potrebbero essere confusi in merito alle qualità professionali dell'avvocato. 

La sentenza del Consiglio Nazionale Forense, la n. 104/2018, considera alla stregua di un illecito la mancata utilizzazione per intero del titolo professionale e rigetta il ricorso sollevato dagli abogados in merito ad una sanzione disciplinare inflitta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Brescia.

L'avvocato non può usare abbreviazioni equivoche: la vicenda

L'avvocato non può usare abbreviazioni equivoche: la vicenda

Due abogados, regolarmente iscritti nella sezione speciale all'albo degli avvocati di Roma (ai sensi del D.Lgs 2/2/2001 n. 96), impugnano la decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Brescia in merito alla sospensione dell'attività professionale per due mesi. Si tratta di una sanzione disciplinare giustificata dalla violazione di alcuni articoli del Codice Deontologico Forense. In particolare il COA di Brescia aveva riscontrato, fra le tante, anche la violazione:

  • dell'art. 19, riguardo ai doveri di lealtà e correttezza verso i colleghi e le istituzioni forensi.
  • degli artt. 5, 6, 7, 16 e 19, del medesimo codice, in riferimento ai doveri di probità, dignità, decoro, fedeltà, lealtà e correttezza.
  • dell'art. 37 che espressamente vieta l'accaparramento di clientela.

Ad essi si aggiunge la violazione dell'art 7 del D. Lgs. 96/2001, per quanto concerne l'uso erroneo dell'abbreviazione "av." al posto del termine abogados.

La vicenda in questione inizia nel 2011 ed ha come oggetto prestazioni specifiche del diritto bancario. Commentarla sarebbe inopportuno, ma a grandi linee è possibile dedurre che:

  • una società specializzata in recupero crediti ha, fra i soci, un abogado, consigliere della medesima, la cui competenza legale sembra esaurirsi esclusivamente in attività formative e aggiornamenti di natura tecnico - giuridica.
  • tale società svolge attività commerciale ed essendo una srl ha personalità giuridica distinta dai soci. Parte delle prestazioni sono eseguite da altri professionisti (fra cui un architetto), ma il contributo dell'abogados sembra essere incompatibile con l'esercizio della professione forense perché svolta a tutela dell'interesse della società, non del cliente che chiede assistenza.
  • allo stesso modo è incompatibile il procacciamento di clienti per il tramite di terze persone. Nello specifico un architetto aveva contattato la controparte (colui che ha poi presentato l'esposto al COA di Brescia) qualificando la società in questione come specializzata in recupero crediti. Il contributo dell'abogados nella vicenda è stato di tipo legale, il ché farebbe pensare all'utilizzo di escamotage per aggirare il divieto di procacciamento della clientela di cui all'art. 37 del codice deontologico.
  • in dubbio appare la categorizzazione della srl che, da un lato, sembra essere una società fra professionisti (soggetta a specifiche regole). Dall'altro emerge la natura commerciale della stessa (obbligata, a sua volta, a seguire una differente normativa).
  • le documentazioni oggetto del mandato svolto dall'altro abogados non sono mai state esibite su richiesta del cliente che, impedito di ottenere informazioni a riguardo, si è visto protagonista di una prestazione legale non autonoma.
  • il cliente che avvia l'esposto al COA di Brescia non era a conoscenza del fatto che i professionisti fossero stranieri. Il ché, a sua volta, ha una notevole importanza per quanto concerne le competenze e la professionalità millantata dagli abogados.

Il ricorso presentato dai due legali viene respinto dal CNF in merito ad uno e parzialmente accolto a favore dell'altro, il quale si vede ridurre la sanzione disciplinare inflitta dal COA di Brescia.

Nella sentenza del Consiglio Nazionale Forense emergono una serie di principi degni di nota che riguardano soprattutto l'esercizio della professione da parte di avvocati stabiliti.

Tali principi che saranno esposti di seguito, fanno luce su una questione importante: la tutela del cliente deve essere effettiva, perché chi assume un mandato è obbligato a fornire tutte le informazioni necessarie richieste dall'assistito.

LEGGI ANCHE: Assistenza legale online, possibile servizio on demand?

Avvocato no abbreviazioni equivoche: cosa dice la sentenza

Le motivazioni che hanno spinto il Consiglio Nazionale Forense a rigettare il ricorso dei due abogados smantellano punto per punto le difese sollevate dai due professionisti ricorrenti.

Ad emergere è, soprattutto, la tutela dell'immagine della categoria, quale appunto quella dell'avvocato che, in presenza di condotte illegittime, deve essere protetta mediante l'applicazione di sanzioni disciplinari. Sottolinea il CNF che l'azione disciplinare ha natura officiosa e non è negoziabile.

Il CNF parte con la confutazione delle motivazioni avanzate dai due abogados in merito all'interpretazione della vicenda: i professionisti volevano applicare, a seconda dei casi ed in maniera opportunistica, talvolta la disciplina professionale, tal'altra la normativa in tema di diritto commerciale.

Avvalersi dell'una e dell'altra a seconda degli interessi in gioco viene inteso, dal CNF, come un'assenza di reale specificità della vicenda in questione. A dimostrare la prevalente natura commerciale dell'attività professionale svolta dagli abogados è una clausola contrattuale predisposta dalla srl specializzata in diritto bancario.

La clausola in oggetto prevedeva che il mandato fosse affidato esclusivamente ai professionisti indicati dalla società stessa la quale, in questo caso, è stata intermediaria per il procacciamento dei clienti a favore dell'abogados. Usare un vincolo contrattuale per accaparrarsi clienti è in netto contrasto con l'art. 37 del codice deontologico.

La gestione del mandato da parte del professionista non è avvenuta in maniera autonoma, come dovrebbe succedere ogni qualvolta un avvocato assume la difesa di un cliente. Mettere in secondo piano l'assistenza del cliente per assecondare gli interessi della società di cui si è parte comporta una notevole violazione dei doveri descritti dal codice deontologico.

Ad avallare tale tesi sono una serie di vicissitudini, fra cui la vicenda delle documentazioni non consegnate al cliente ma regolarmente detenute dall'abogado.

Un avvocato ha il dovere mettere a disposizione quanto richiesto se la documentazione è in possesso per via del mandato difensivo svolto. E l'abogado stava svolgendo un mandato di assistenza, quindi un servizio professionale riconducibile ai doveri del codice deontologico.

Non mostrare i documenti pur avanzando come scusante la tutela della proprietà intellettuale sugli stessi è una palese violazione del dovere di informazione.

Importante questione è l'utilizzo illegittimo della dicitura "av" da parte di due avvocati stabiliti in Italia. Il CNF ne intercetta la natura ingannevole di tale scelta basandosi su una prova regina. L'utilizzo di carta intestata di due tipologie: la prima, con dicitura "abogados", veniva mostrata per la corrispondenza con il COA e gli altri professionisti del settore.

La seconda veniva adoperata in altre occasioni in cui la clientela non era in possesso delle adeguate strumentazioni per capire che "av" non è altro che la decriptazione della parola "abogados".
L'illecito dell'utilizzo inappropriato dell'abbreviazione emerge anche in altri contesti, come ad esempio dalle locandine reclamizzanti convegni e partecipazioni di uno dei due abogados.

Costui, qualificandosi come esperto di diritto bancario, utilizzava in maniera inappropriata un titolo illegittimo rispetto a quanto previsto dalla legge italiana. 

Ne segue che l'intento di generare confusione verso i clienti ha avuto il chiaro scopo di procacciare utenti aggirando il divieto imposto dal codice deontologico forense.

Perché l'avvocato non può usare abbreviazioni equivoche?

Perché l'avvocato non può usare abbreviazioni equivoche?

La vicenda appena narrata ruota attorno ad un punto cruciale: l'utilizzo inappropriato di un titolo professionale con l'intenzione di generare confusione nei confronti dei clienti.

A stabilirlo è il D. Lgs 96/2001 che, all'art. 7, obbliga a colui che intende esercitare la professione in Italia, di fare uso del titolo professionale di origine, indicato per intero nella lingua o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di origine, in modo comprensibile e tale da evitare confusione con il titolo di avvocato.

Il CNF nella sentenza chiarisce una questione importante del perché sia fondamentale rispettare tale norma. E la motivazione risiede nell'impossibilità dei clienti di possedere le conoscenze (cioè le strumentazioni) adeguate per decriptare la dicitura "av" con il termine "abogado".

Semplifichiamo il concetto. Una persona che non mastica legge, non ha mai studiato diritto e non sa come effettuare le ricerche in merito ai titoli professionali di un avvocato deve essere messo nella possibilità di scegliere se avvalersi di un "abogado" straniero ma esercitante in Italia (esperto della materia oggetto del mandato), oppure optare per un professionista del territorio.

Un avvocato, ma anche un giurista o un semplice studente di giurisprudenza sa come muoversi in questo caso: per sapere se Tizio è regolarmente iscritto all'albo (nella sezione ordinaria o speciale) basta informarsi, anche telematicamente, all'ordine degli avvocati di un circondario o eseguire la ricerca presso l'Ordine Nazionale.

Una persona comune spesso non è neanche a conoscenza degli strumenti a sua disposizione che gli permettono di tutelarsi preventivamente. Rivolgersi a Tizio che sul bigliettino da visita e sulle email si firma con l'abbreviazione "av" equivale a dare fiducia ad una figura autorevole che si dichiara professionista.

Un caso simile potrebbe aversi qualora un praticante avvocato superi l'esame di Stato ma non provvede all'immediata iscrizione all'albo, magari per problemi economici. Contemporaneamente esercita l'attività di assistenza giudiziale firmando documentazioni con la dicitura "avvocato".

Utilizzare tale titolo senza averne diritto (il diritto si acquisisce solo a seguito della relativa iscrizione) comporta un abuso della professione perché chi si affida al legale ha la certezza di rivolgersi ad una persona in possesso dei requisiti richiesti dalla legge.

E in questa circostanza la legge punisce l'illecito non solo con sanzioni disciplinari, ma anche penali ed eventualmente civili se si riscontrassero eventuali danni.

La lealtà richiesta dal codice deontologico equivale all'onestà che il professionista deve avere in primis nei confronti del cliente. Ma l'onestà non risiede solo nel dire apertamente di non essere un avvocato o di essere un professionista straniero.

L'onestà si rinviene anche nella capacità di svolgere il mandato in maniera autonoma, senza doppi fini, come è emerso il contrario nella vicenda in questione. L'abogato sanzionato aveva fatto gli interessi della srl per cui lavorava o ne era socio, andando contro quei requisiti di autonomia e di lealtà richiesti a tutela del cliente.

LEGGI ANCHE: Calcolo interessi legali

Abbreviazioni equivoche e procacciamento di clientela

L'altra questione importante che emerge dalla sentenza è l'utilizzo di pratiche commerciali per procacciare clienti e assoggettarli alle pratiche legali, aggirando la normativa del settore. Dice infatti l'art. 37 del codice deontologico che l'avvocato non deve acquisire rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro.

Nella vicenda l'escamotage è stato macchinato mascherando il tutto dietro una srl specializzata in servizi di recupero crediti, ma che nella compagine sociale nascondeva due avvocati. Ciò non vuol dire che un avvocato non deve partecipare ad una società commerciale, ma non deve servirsi di quest'ultima per ampliare il proprio portafoglio clienti.

Fra le clausole dei contratti predisposti dalla srl una in particolare obbligava l'affidamento del mandato richiesto dal cliente agli avvocati indicati dalla medesima società.

Tutto questo significa che, attraverso una pratica di intermediazione e di natura commerciale, a beneficiare erano esclusivamente i professionisti individuati da un soggetto terzo. Come a voler dire che per ottenere un'assistenza personalizzata ed in linea con le esigenze gli avvocati menzionati erano quelli più adatti allo scopo.

Una persona che cerca un avvocato deve avere la libertà di scegliere il professionista che preferisce,sulla base di fattori che non possono essere discussi. Si può scegliere Tizio al posto di Caio perché più anziano ed esperto, o magari perché consigliato da un amico, o addirittura collega universitario ai tempi che furono.

Nessuno può imporre un avvocato, men che meno una società che offre servizi completamente diversi dall'assistenza legale e che assoggetta gli stessi alla scelta degli avvocati di sua fiducia.

La vicenda appena narrata (ed analizzata passo dopo passo) sembra non avere nulla di importante, ma invece non deve passare inosservata.

Utilizzare l'abbreviazione "av" al posto di "abogado" è un mezzo adoperato prevalentemente per accaparrarsi quanti più clienti possibili. Perché quasi sicuramente se i clienti fossero a conoscenza dell'effettivo titolo, opterebbero per professionisti autoctoni piuttosto che rivolgersi allo straniero.

Sarebbe stato logico lasciare la dicitura "abogado" puntando sull'esperienza in tema di diritto bancario. Magari sarebbero caduti i pregiudizi che gran parte dei clienti nutrono nei confronti dei professionisti stranieri.

Clicca su Mi piace!


Categoria

Marketing avvocato

ARTICOLI CONSIGLIATI


Scopri nel video come gestire al meglio il tuo studio legale

La registrazione è stata effettuata, a breve verrà verificata dallo staff.

Riceverai l'email di accesso da cui potrai scaricare LEGALDESK.

Ora verrai rediretto alla home page.