L'avvocato è un imprenditore a tutti gli effetti?


L'avvocato: un imprenditore a tutti gli effetti?

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Sì, anche l’avvocato è un imprenditore!

Se sei inorridito leggendo il titolo allora è proprio il caso che tu vada fino in fondo nella lettura di questo articolo!

Se può risultare ovvia la differenza netta che vi è tra la nobile professione dell’avvocato e l’imprenditore commerciale, dal punto di vista dei giochi di mercato la situazione è ben diversa.

Ma andiamo per gradi.

Chi è, innanzitutto, l’imprenditore?

Avvocato: un imprenditore a tutti gli effetti?

L’impreditore è colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata e finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi.

Già in questi termini, dovresti rientrare a pieno titolo nella categoria degli imprenditori, no?

No, certo che no.

Siamo consapevoli delle differenze e dei limiti giuridici e naturali tra queste due figure professionali e non siamo qui per demolirle.

Ciò che crediamo sia fondamentale, è che l’avvocato inizi ad accettare di assumere una mentalità imprenditoriale se non vuole affondare.

Tradizionalmente, gli avvocati come te, sono considerati liberi professionisti che, in totale autonomia, gestiscono i clienti e le relative pratiche.

Il luogo in cui operi è spesso una stanza denominata Studio Legale.

Assumere una mentalità imprenditoriale non significa che dovresti abbandonare la libertà della professione; significa che dovresti acquisire consapevolezza del fatto che è necessario implementare l’organizzazione di Studio per ritenersi davvero liberi professionisti.

Mentalità imprenditoriale

L’imprenditore è per sua stessa definizione colui che fornisce un servizio tramite l’organizzazione dei mezzi e delle risorse.

L’avvocato è in tal senso, chi deve essere un imprenditore.

Nonostante le resistenze mentali che sicuramente stai incontrando se sei un fiero principe del Foro, dovrai ammettere che, se non si cambia la mentalità in questa direzione, la professione è destinata al suo inesorabile declino.

Se non rimani al passo coi tempi, potresti correre dei grossi rischi.

Per questo motivo lo Studio Legale deve essere inteso e progettato come un’impresa.

Un’impresa costruita sulle - e grazie alle - differenti funzioni che in essa trovano espressione ed utilità: amministrazione, controllo e gestione della qualità, comunicazione e marketing (sì, marketing), responsabili IT e molto altro.

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Impariamo dagli americani

Sì, guardiamo agli studi legali d’Oltreoceano e poi posiamo nuovamente lo sguardo sul nostro Bel Paese.

In America lo Studio Legale è la Law Firm: una vera e propria azienda.

Oltre che nel nome, lo è anche nella mentalità di quelli che in essa lavorano.

Certo, esistono realtà più piccole ed assimilabili allo Studio italiano tradizionale, ma non sono quelle che ci possono ispirare.

Un paragone tra la tradizione forense italiana e gli studi legali di common law sarebbe inappropriato perchè esistono differenze intriseche alla genetica della professione stessa.

Non ci si può esimere, tuttavia, dal guardare con occhi ispirati al buon funzionamento degli studi legali negli Stati Uniti.

Se analizziamo con attenzione le classifiche dei “migliori studi legali italiani” stilate da testate di settore, si noterà con facilità che queste condividono la stessa impostazione di stampo anglo-americano.

In che senso?

Gli Studi Legali che fatturano di più in Italia, sono strutturati come imprese, proprio come in America.

Non ci riferiamo solo ai grandi Studi che si occupano di diritto societario e bancario.

Ci riferiamo a quagli studi anche di media dimensione che valorizzano l’attività di studio grazie alla implementazione e organizzazione di mezzi e risorse.

Cosa implementare nello studio legale e come organizzarlo?

Strumenti di marketing per lo studio legale

Entriamo quindi nel nocciolo della questione.

Abbiamo visto che, in quanto avvocato, ti converrebbe organizzare la tua attività come fosse un’impresa.

Si tratta di implementare il lavoro di studio grazie alle giuste risorse e la conseguente organizzazione.

La finalità è quella - proprio come in un’impresa, guarda caso - di fare un buon lavoro e quindi riuscire a fatturare.

In uno Studio Legale italiano tradizionale la struttura tipica è tendenzialmente costituita da un dominus, un addetto alla segreteria ed un praticante.

Questa organizzazione, che si voglia ammettere o no, è fortemente gerarchica.

Prendiamo l’evoluzione tipica dello Studio Legale italiano.

Il praticante, divenuto avvocato spesso se ne va per la propria strada generando un altro polo individualistico in cui tentare la fortuna.

Data la precarietà della situazione attuale però, altrettanto spesso, l’ex praticante decide di rimanere a lavorare nello Studio che lo ha formato.

Che cosa succede a questo punto nell’evoluzione dello Studio?

Nella stragrande maggioranza dei casi, il giovane avvocato sarà, di fatto, un impiegato con il titolo di avvocato.

Questo perchè, molto spesso, l’avvocato più anziano continua a comportarsi come dominus e non come collega di Studio del giovane avvocato.

Il risultato è che si instaura un rapporto lavorativo che, solo formalmente è tra liberi professionisti, ma che sostanzialmente è un rapporto di lavoro assimilabile a quello subordinato.

Non è forse in questa veste che lo Studio Legale diviene la brutta copia di un’impresa?

Cosa succederebbe se il nuovo giovane avvocato, ad esempio, venisse visto come un’opportunità per allargare le competenze di Studio? E se un nuovo avvocato con esperienza collaborasse con i primi due? E poi un altro ed un altro ancora?

Si potrebbe dare vita ad uno studio associato.

Lo Studio Associato è una delle possibilità concrete per esprimere la mentalità imprenditoriale dell’avvocato. 

Questa struttura consente infatti di proporsi sul mercato come un team specializzato che lavora fianco a fianco o come uno studio che propone più professionisti, ognuno con la propria specializzazione.

I vantaggi, un imprenditore li coglierebbe subito; solo per dirne alcuni:

  1. abbattimento dei costi fissi (segretario, locazione degli uffici, utenze…)
  2. aumento del portfolio clienti complessivo (se un cliente si è rivolto oggi al tuo associato per un divorzio, domani potrebbe aver bisogno della tua assistenza per un una consulenza in diritto penale)
  3. supporto multisettoriale per le pratiche più complesse (più specializzazioni nello studio legale = consulenze a portata di mano per l’avvocato stesso)
  4. una realtà professionale più strutturata crea un senso di fiducia maggiore nel potenziale cliente.

Un’altra soluzione che potresti utilizzare per stare al passo con i tempi potrebbe essere quella di individuare una nicchia di mercato proprio come i veri imprenditori.

“Di che cosa ha bisogno la società attuale? Che diritti sono maggiormente a rischio oggigiorno e che devo garantire?”

Queste sono due domande che l’avvocato - bravo imprenditore - deve farsi, per cavalcare le sfide della domanda/offerta.

Una volta individuata la nicchia, dovresti occuparla con la specializzazione richiesta.

Per occuparla e proporre ai potenziali clienti una specializzazione che sia effettiva, è necessario che l’avvocato smetta di considerarsi cavaliere individuale protettore del diritto.

Deve accettare di dover costruire un’organizzazione fatta da professionisti e strumentazioni adatte che sono indispensabili al cliente dei giorni nostri.

Facciamo un esempio.

Una delle specializzazioni forensi in cui si sta registrando maggiore successo è la tutela del marchio e della proprietà intellettuale.

In queste realtà collaborano, com’è chiaro, non solo avvocati, bensì specialisti di settore che possano unire la parte legale con competenze tecniche di cui chiaramente gli avvocati sono sforniti.

Non è difficile infatti incontrare in queste felici realtà professionali ingegneri, informatici, analisti o project manager.

 Perchè?

Come potrebbe il singolo avvocato, da solo, fornire un’assistenza alle aziende che vogliano, ad esempio, tutelare la proprietà intellettuale?

Ci sarà bisogno, com’è evidente, di più figure professionali che curino ogni singola parte della attività, ognuno con le proprie competenze specifiche.

Ecco che dunque, vi sarà l’informatico in grado di gestire le ricerche e l’IT, l’ingegnere (che saprà leggere le differenze tra quel modello brevettato e quello concorrente) e poi ovviamente, un team di avvocati che renderà effettiva la tutela della proprietà intellettuale.

In questo senso intendiamo che l’avvocato deve essere imprenditore e rendere il proprio Studio un’impresa che sia funzionante e che generi profitto.

Certo è che la scarsità di risorse economiche spesso impedisce di investire in nuovi collaboratori (se non avvocati) o in strumentazioni adeguate.

Tuttavia, come insegnano gli imprenditori, affinchè il profitto sia garantito, è necessario sopportare l’investimento oltre che il rischio.

Un investimento, a ben vedere, che si traduce in poca cosa se fatto con senno.

Un associato, un collaboratore a partita iva e i giusti sistemi informatici, ottimizzano il lavoro in maniera molto più profittevole di quanto non sia il sacrificio economico richiesto per avvalersene.

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Categoria

Marketing avvocato

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